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Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/372

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dei capi di quella insurrezione, imbarcavasi per Roma;[1] e s’annunziava la resa di Catania in Sicilia alle truppe regie.[2]

Mettevansi in quiescenza il giorno 11 diciannove inpiegati al ministero della guerra, ed erano:

N.1.Petrilli.N.11.Martinelli.
»2.Viviani Ruggero.»12.Navona Francesco.
»3.Battaglia Luigi.»13.Francois Pietro.
»4.Brancadoro Alessandro.»14.Ruffini Vincislao.
»5.Mosca Salvatore.»15.Reboa Filippo.
»6.Pantanelli.»16.Piselli Pietro.
»7.Persico Luigi.»17.Vignola Ferdinando.
»8.Antonelli Pietro.»18.Valeri Luigi.
»9.Gaggiotti Camillo.»19.Persico Giuseppe.[3]
»10.Iacovilli Paolo.

Pubblicavasi pure il decreto del 10 contro i renitenti a pagare il prestito forzoso scaduto alla fine del marzo, ed accordavansi loro sette giorni di dilazione.[4] Si adottavano inoltre, con decreto, nuove disposizioni sull’officio centrale di statistica.[5]

Si disse comunemente che in quel giorno il cittadino Salvati si recasse alla chiesa di san Pietro per rimunerare i chierici che eransi prestati alla cerimonia del giorno di Pasqua, ma che essi ricusassero di ricever danaro, dicendo di essere stati pagati dal capitolo.[6]

Il 12 venne rimesso in libertà il tenente Ermenegildo Rota che era stato arrestato il 5.[7]

  1. ↑ Vedi il Monitore del 14, pag. 328, e Le memorie ec. di un veterano austriaco, vol. II, pag. 270.
  2. ↑ Vedi detto, pag. 330.
  3. ↑ Vedi detto del 12, pag. 321.
  4. ↑ Vedi il Monitore dell’11, pag. 317.
  5. ↑ Vedi detto come sopra.
  6. ↑ Vedi il Costituzionale dell’11.
  7. ↑ Vedi il Monitore, pag. 321.