Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/568

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Il Marioni poi, secondo il Farini,1 scriveva al governo di Roma avergli soggiunto Lord Palmerston che: «Accada quello che in Francia può accadere, non saremo mai riconosciuti permanentemente come Repubblica: che il Papa ci sarebbe imposto di nuovo sotto qualunque titolo, con qualunque nome e colore, anche se in Francia s’instaurasse la Repubblica rossa, lo che è assai difficile.»

Questi conciliaboli e questi consigli che il lord inglese al rappresentante romano largiva, si tennero occulti dal Mazzini. L’inglese lord Napier, ci racconta lo stesso Farini, si recò in Roma sotto mentito pretesto nel maggio 1849 e dette presso a poco gli stessi consigli che non vennero ascoltati.2

Noi non neghiamo che lord Napier venisse in Roma in quel tempo; ci sovveniamo però che venne anche lord Mount-Edgecombe, che si abboccò ancor esso coi caporioni della rivoluzione, e che dette una relazione officiosa al suo governo. Gran disgrazia è stata sempre per l’Italia lo essersi trovata in condizioni di ricorrere alle protezioni ed ai consigli degli stranieri.

Ma il pezzo più grosso che si mise in movimento per battere la campagna fu lo stesso Rusconi che reggeva in Roma il ministero degli affari esterni. Partì da Roma dopo la metà di maggio e giunto in Londra, diresse subito una lettera a lord Palmerston, ove incominciò a mettere in campo al solito i tre milioni di abitanti che non vogliono il papa, ed a scongiurarlo di voler prendere le difese della repubblica romana per tutte quelle ragioni che come ardente repubblicano seppe svolgere al corifeo delle moderne perturbazioni.

Mail lord incoraggiatore delle rivoluzioni sul Continente e patrocinatore costante dei governi costituzionali, limitossi a vaghe promesse di voler prendere in considerazione le romane proposte, e intanto con linguaggio sibillino

  1. Vedi Farini, vol. IV, pag. 142.
  2. Vedi detto.