Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/130

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ficile costringere la giunta alle suaccennate determinazioni costituzionali. Nè Santarosa era uomo da trasandare per umani rispetti ciò che giusto ed utile al suo paese ravvisasse; ma credo che si astenesse dal farlo, sia pel timore di scemare con atti violenti al governo costituzionale l’opinion pubblica la quale scorgeva nella giunta un’autorità legalmente costituita, sia per la fiducia di ricondurre, prosperando gli eventi, la giunta stessa in sulla diritta via.

L’unico mezzo che a noi restava di migliorar nostre sorti, era un tentativo contro Novara; ma prima di parlarne credo indispensabile un breve ragguaglio sulle forze d’entrambe le parti.

Il conte Della-Torre avea sotto ai suoi ordini in Novara 10 battaglioni e 16 squadroni, senza contarvi 120 guardie del corpo, un numeroso distaccamento di carabinieri a cavallo, diverse batterie d’artiglieria e qualche centinaia di contingenti del reggimento Monferrato, le quali forze tutte si potrebbero far ascendere dai 7 ad 8 mila uomini.

Egli poteva anche valersi in caso di bisogno delle forze che erano in Savoia sotto il conte di Andezeno.


    M. de Beauchamp riporta anche, in aria di trionfo, un fatto che, a suo credere, prova ad evidenza come il popolo di Torino si dimostrasse realista in onta del governo costituzionale: «il 6 aprile, dic’egli, gli abitanti illuminarono le loro case per festeggiare l’anniversario della nascita del re Carlo Felice. La giunta non solo non ne avea dato l’ordine, ma non avea nemmeno potuto prevedere questo spontaneo sfogo di veri sentimenti nazionali.» E tutto questo sta molto bene, M. de Beauchamp, ma v’ha una semplicissima osservazione a farvi, ed è che la giunta con suo proclama del 9 aprile, segnato Marentini, e controsegnato Dalpozzo, invitò i cittadini a celebrare l’anniversario del re (Vedi Doc. Y.)