Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/133

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gran strada di Torino, e già la sua avanguardia non era distante da noi che sole otto leghe. Ecco come egli si disponeva da canto suo ad appoggiare le trattative del conte Mocenigo, ed ecco anche in qual modo si resero necessarii i movimenti dei costituzionali.

Il colonnello Regis1 militare coperto di gloriose cicatrici, risplendente per valore, e più schivo che cupido mostratosi fin allora dei gradi supremi, ebbe ordine di assumere il comando del corpo costituzionale che si metteva in marcia. In quel punto così a lui scriveva il ministro della guerra: «presentatevi ai soldati di Novara colle armi al braccio: subite senza rispondervi il primo lor fuoco. Dessi possono dimenticare per un istante che siete loro fratelli, ma se ne avvedranno ben tosto al vostro atteggiamento; ad ogni modo però, il segnale della guerra fraterna non sarà stato dato dai soldati della libertà.»

Arrivo alfine alla funesta giornata di Novara! giornata che ogni piemontese vorrebbe cancellata dai patrii annali, giornata in cui fu sommo cordoglio alla patria e il panico terrore dei giovani soldati della costituzione e la rea esitanza di que’ di Novara.


    Della-Torre esigeva che il partito costituzionale si sottomettesse a discrezione, e questa conferenza non servì ad altro se non se a far svanire del tutto la speranza che restava ancora di poter conchiudere la pace, col mezzo del conte di Mocenigo.

  1. Regis era colonnello del reggimento Savoia, e non raggiunse il suo fratello d’armi, Ansaldi, nella cittadella di Alessandria che dopo la partenza del governatore da quella città. I militari tutti apprezzarono in Regis l’uffiziale più esperto dell’armata, ed i liberali non conobbero mai il miglior cittadino.
SANTAROSA.
 
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