Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/29

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d’isolamento e d’indipendenza, cessò ogni armonia di loro rapporti con gli ufficiali della reale giustizia, ed un tal corpo non potè mai rendere quei servigi che la società era in diritto d’aspettarsi.

Il re, dotato di eccellente carattere, mancava affatto delle qualità che si richiedono proprie d’un uomo di Stato; nè poteva essere altrimenti, poichè secondogenito di Vittorio Amedeo III, e quindi non educato al trono, avea passato la sua giovinezza nei campi, dividendo con lieto animo le fatiche ed i perigli dei soldati. Distinguevasi per assennatezza ed amore di giustizia, mostrava talvolta dell’attaccamento per le vecchie idee, ma senza ostinarvisi. Buon principe, non era dominato che dal pensiero di render felici i suoi popoli. La sua amicizia avea riposta nel conte di Roburenti, uomo ruvido, onesto, a lui attaccassimo, ma nell’arte di governare del pari inesperto; il cui credito a null’altro giovava, se non se ad impedire che alcun ministro assumesse sull’animo del re un’influenza decisiva e protratta. Ed in tal modo, niuna parte del governo veniva organizzata ed amministrata con quei mezzi che le circostanze dello stato e i bisogni della società richiedevano1.

  1. Lunga e dolorosa fatica sarebbe annoverare ad uno ad uno gli atti del governo che distruggevano la prosperità dello Stato ed il ben essere dei cittadini. Ma non si può passare sotto silenzio l’editto regio che circoscrisse in limiti così angusti l’affittamento dei terreni. Il proprietario si vide per tal misura impedito l’esercizio del suo diritto di disporre come più gli conveniva de’ suoi beni, i capitali furono ritirati dall’agricoltura, ed il Piemonte si risentirà per molto tempo ancora di questo strano regolamento di pubblica amministrazione. E che do-