Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/47

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ciuti ripetere — dovere cotali instituzioni procedere dal trono. — Stupendo principio, ma chiederò a mia volta: e se fia che dal trono nulla proceda? Se un re colpisce di morte, inabissa nelle prigioni, caccia in esiglio que’ forti che per riporlo sul trono e per rendere al paese la sua indipendenza e la sua libertà affrontarono mille e mille pericoli, la nazione dovrà aspettare e soffrire? Dovrà silenziosa veder estinguersi ad una ad una le sue speranze, violate le sue leggi, inaridite le fonti di sua felicità? Chiederò a te, cui non valse pur anco a guastare il cuore lo splendore della più possente corona del mondo: dovea l’intrepido spagnuolo, le braccia al petto conserte, ricevere il colpo micidiale da quella mano cui avea ritornato lo scettro e senza mandar lamento spirare, avvolto il capo nel manto ancor fumante di quel sangue sparso in difesa del re-carnefice? Ahi, sonvi pur troppo dei tristi che non arrossirebbero ad affermarlo! Son quei dessi che riguardano i popoli nulla meglio di un gregge in balìa del padrone. Ma tale non è Alessandro.

La rivoluzione di Spagna fu raggio di luce agli occhi delle armate dell’assolutismo. Si commossero i popoli e quella porzione di essi in ispecie, cui più d’ogni altra sta a cuore il mantenimento dell’ordine sociale, perchè dedicato co’ suoi sacrifizj a difenderlo. Conobbe per quella che si poteva dall’abbiezione e miseria sorgere al ben essere ed alla libertà. I Piemontesi ne furono percossi, meno vivamente però dei Napoletani, perchè di non tanto accensibile fantasia, e perchè speravano proficua al re la tremenda lezione che gli si svolgeva dinanzi.