Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/64

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rapiglia; ne avevan sospirato e pianto alle funeste conseguenze, sebbene in certo modo giovevoli alla causa di libertà le presentissero. Ed invero l’opinion pubblica avea sentenziato che segno all’odio del popolo sarebbero quei soldati che si fossero intrisi nel sangue dei fratelli, ed i fatti, solo linguaggio inteso dal volgo, l’avean fatto accorto come dall’inosservanza delle leggi, e dalla capricciosa azione della polizia possano derivargli gravi sciagure. Ma l’interesse della patria reclamava altamente che la più santa delle cause non fosse macchiata da particolari vendette, ed a questo noi rivolgemmo ogni nostro pensiero, ogni cura. Trovavansi fra gli studenti dei cuori profondamente addolorati, dei caratteri di un’estrema violenza: visitavano ogni giorno i loro compagni all’ospedale, i loro sguardi erano continuamente colpiti dalla vista di quel sangue, ne ascoltavano i gemiti, erano testimoni di quelle angoscie che son peggiori di morte... uscivano di là colla rabbia, colla disperazione nel petto. Molti liberali promisero loro di provocare una legale vendetta contro gli assassini del 12 gennaio, inaugurato che fosse il regno delle leggi: scongiuravanli ad attendere quel giorno solenne, a consacrare lor vita ad affrettarlo, a lasciare che i soli nemici della libertà n’andassero aspersi di sangue cittadino. E qui potrei entrare in dettagli che proverebbero, quanto i liberali abborrissero da quella via di sangue, che uomini devoti all’assolutismo aveano or ora dischiuso al Piemonte1.

  1. Dopo il 12 gennaio il governatore per più giorni consecutivi si fe’ vedere sul far della notte a passeggiar solo sotto i portici della