Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/290

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una nel palazzo Barberini, alta circa quattro palmi, e forse rappresenta un Genio; quindi le è stata poscia aggiunta la cornucopia. Nella galleria di Firenze è la seconda, che si pretende essere un Aruspice1, ed è vestita alla maniera de’ senatori romani: sul lembo del suo manto vi sono incisi de’ caratteri etruschi. Quella è senza dubbio antichissima, ma quella è d’un’epoca posteriore, come si conghiettura dal lavoro, e si può eziandio inferire dal mento sbarbato; poiché siccome è evidente che questa statua è ritratta dal naturale per rappresentare una determinata persona, se fosse opera antica avrebbe pur essa la barba2, come la portavano generalmente allora gli Etruschi ed i primi Romani3. La terza statua, che vien creduta un Genio, rappresenta un giovane di grandezza naturale4, e fu scoperta nel 1?30. a Pesaro alle spiagge dell’Adriatico, ove poteva sperarsi di trovar lavori greci anziché etruschi, poiché quella città fu colonia de’ Greci. Gori pretende di riconoscervi l’artefice etrusco al lavoro della capigliatura che rassomiglia in qualche maniera alle squame de’ pesci, ma ciò non basta per fondare un valevole argomento, poiché veggonsi consimili capelli su alcune teste greche in pietra dura e in bronzo a Roma, e su alcuni busti d’Ercolano. Chechè ne sia però, è questa una delle più belle statue di bronzo che abbia a noi tramandata l’antichità.

[di marmo...]

§. 11. Non è facil cosa di pronunciare un giudizio sicuro sulle statue di marmo che ci sembrano etrusche, poiché potrebbono con più ragione dirsi opere degli antichi Greci.


Così


  1. Dempst. Etr. reg. Tom. I. Tab. 40.
  2. La barba data alle figure etrusche non è sicuro indizio della loro più rimora antichità, siccome confessa poco dopo l’Autor medesimo, secondo cui sbarbati sono in antichissimi etruschi lavori Giove, Vulcano, ed Esculapio. Una più certa norma ne dà il ch. Passeri Lett. Ronc. Torr. XXII. Racc. d’opusc. lett. I. per que’ monumenti almeno, ne’ quali è incisa qualche iscrizione. Se le lettere, dic’egli, vanno da sinistra a destra, indizio sono di meno rimota antichità; ma una rimotissima ne indiziano le lettere che vanno da destra a sinistra, sapendosi che così usarono scrivere tutte quasi le più antiche nazioni.
  3. L!v. lib. 5. cap. 23. n. 41.
  4. Olivieri Marm. Pisaur. pag. 4., Gori Mus. Etr. Tab. 87.