Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/436

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326 D e l   B e l l o   c o n s i d e r a t o

[Larve.] §. 24. Parlando della bellezza ideale muliebre non deggio ommettere di far menzione delle Larve ossia Maschere di questo sesso, che sono effigiate con tratti della più sublime bellezza, eziandio su opere mediocri, e nominatamente su un trionfo di Bacco esistente in una sala del palazzo Albani, ov’io non so saziarmi di rimirarvi le due che vi sono: queste potrebbono refutare l’opinione di coloro, che si sono figurate tutte brutte e terribili le sembianze delle Maschere antiche.

[Conclusione.]

§. 25. Terminiamo così opportunamente colle Larve (al cui nome si suole in noi destar l’idea di oggetto finto) questo esame della bellezza; avendo percorso dagli oggetti i più belli e i più sublimi fino a quelli che per le arti del disegno i meno degni pareano di considerazione; onde possa meglio intendersi la conseguenza, che dalle nozioni universali del bello noi ricaviamo. Non vi sono forse in tutta l’opera ricerche ed osservazioni che, al pari delle esposte in questo Capo, possano farsi più generalmente dalla maggior parte de’ leggitori; poiché giudicar ne possono coloro eziandio che sono lontani dai tesori dell’antichità: laddove le ricerche spettanti l’espressione, l’azione, il vestito, e lo stile a que’ soli appartengono che hanno sott’occhio gli antichi monumenti. Diffatti della bellezza sublime e maestà, che ammiransi nelle teste degli dei, ognuno può agevolmente formarsene un’idea sulle monete, sulle gemme, e ben anche sulle figure impresse in rame, le quali hannosi pure in que'paesi ove giammai non giunse lavoro di greco scarpello. Il Giove delle monete di Filippo il Macedone, del primo de’ Tolomei, e di Pirro non è punto inferiore per la maestà alle sue statue e figure in marmo. Non si può immaginar nulla di più bello che la testa di Cerere sulle monete d’argento della città di Metaponto nella Magna Grecia, e la testa di


Pro-