Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/502

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392 D e l   B e l l o   c o n s i d e r a t o

§. 20. Primo. Non vi studiate di scoprire i difetti e le imperfezioni nelle opere dell’arte, se non avete dianzi appreso a conoscer e divisare il bello. Quella massima è fondata sulla sperienza giornaliera. La maggior parte di coloro, che mirano le figure, ma nulla vi capiscono se altri non ne faccia loro la spiegazione, volendo fare il censore e ’l maestro anche prima d’essere scolari, non sono arrivati mai a conoscere il bello e la perfezione dell’arte. S’assomigliano costoro a que’ discepoli, che hanno spirito quanto basta per conoscere qualche difetto del loro precettore, e nulla più. La nostra vanità mal volentieri si limita ad osservare senza decidere: essa vuol essere lusingata, e perciò vogliamo di tutto giudicare; e siccome più agevol cosa è negare che affermare, così più facilmente si scorgono i mancamenti che le perfezioni, e ci torna assai più comodo di riprendere gli altri che d’istruire, Pertanto ove un uomo poco intelligente facciasi ad osservare una bella statua, ne loderà il merito con termini generali: il che può fare senz’alcuno studio; ma portando poscia l’occhio indeterminato sulle varie parti di essa; siccome non sa rilevarne il bello, si ferma su i difetti che per avventura vi scorge. Così nell’Apollo osserva un ginocchio alquanto voltato in dentro; ma tal difetto, anziché all’antico scultore, deve a colui imputare che ne ha riuniti i pezzi: così nel preteso Antinoo di Belvedere1 vede le gambe voltate in fuori; e per l’Ercole di Farnese si ricorderà d’aver letto che la testa non è proporzionata al corpo, e vi dirà essere


trop-


    palmi. Di eccellente lavoro è anche il coccodrillo di marmo pario di grandezza naturale custodito nel Museo Capitolino, di cui si vede la figura nel Tomo iiI. di esso in fine delle spiegazioni, pag. 162. È qui da avvertirsi, che se, generalmente parlando, le figure antiche di animali sono rare, i moderni impostori hanno saputo supplirvi con farne gran quantità di ogni specie, e spacciarle poi come antiche. Tra le altre, per esempio, che più interesserebbero, si crede dagl’intendenti moderno lavoro una testa di bufala posseduta da monsig. Gaetani, che, supposta antica, ha dato occasione a questo illustre e dotto prelato di voler sostenere in una particolar Dissertazione inserita dal sig. Buffon nell’ultimo Tomo della Storia naturale, che le bufale fossero conosciute dagli antichi. Io peraltro non saprei darne giudizio.

  1. Vedi sopra pag. 371 nota a.