Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/543

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D e l   P a n n e g g i a m e n t o. 433

§. 12. Le trecce ravvolte intorno al capo, quali Michelangelo le diede a due statue femminili sul mausoleo di Giulio II., non si vedono su nessun’antica statua. Si trovano bensì de’ capelli rimessi, ossia una specie di parrucca, su alcune teste di danne romane; e la statua di Lucilla, moglie di L. Vero, in Campidoglio1 ha la capigliatura scolpita in marmo nero, in guisa che staccarsi può dalla testa.

§. 13. I capelli son tinti di rosso in molte statue, come nella Diana del museo d’Ercolano, in una piccola Venere del museo medesimo alta tre palmi, che preme con ambe le mani la propria chioma bagnata, e in una statua muliebre vestita, nel cortile dello stesso museo, la quale ha una testa ideale. Indorati erano nella Venere de’ Medici, e nella testa d’un Apollo del museo Capitolino; e in una bella Pallade di marmo di grandezza naturale, fra le statue Ercolanesi a Portici, sì grosso n’era l’oro, che se ne poteano staccare le foglie.

§. 14. In alcune circostanze le donne recidevansi i crini2, come la madre di Teseo3, e una vecchia dipinta da Polignoto a Delfo4, il che forse nelle vedove indicare volea il loro interminabile dolore, come in Clitennestra e in Ecuba5. Lo stesso faceano i figli per la morte del padre loro6, e ciò sappiamo di Elettra e d’Oreste; anzi lo veggiamo nelle loro statue nella villa Lodovisi7. I mariti gelosi recideano la chioma alle donne loro, ora in punizione d’illeciti amoreggiamenti, ora per prevenirli, costrignendole così a non uscir di casa8.

Tom. I. I i i §. 15. Su


  1. Mus. Capit. Tom. iiI. Tav. 9.
  2. Plutarco Quæst. Rom. oper. Tom. iI. pag. 267. A. dà per regola generale, che presso i Greci nelle calamità le donne si recidevano i capelli, e gli uomini se li lasciavano crescere; e che presso i Romani si faceva l’opposto. Scrive Ateneo lib. 12. cap. 3. p. 524. F. che fra i Greci per fare ingiuria a qualcuno gli si tagliavano i capelli, come alli schiavi.
  3. Paus. lib. 10. cap. 25. pag. 861. lin. 14.
  4. Ib. c. 26. p. 864., Eurip. Phoen. v. 375.
  5. Idem Iphig. Aul. vers. 1438., Troad.; vers. 279., 480., Helen. v. 1093., 1134., 1240
  6. Idem Electr. vers. 108., 148., 241., 335., Epigr. gr. ap. Orvil. Anim. in Charit. pag. 365.
  7. Vedi Tom. iI. lib. XI. c. iI. §. 28 segg.
  8. Anthol, lib. 7. num. 29. edit. 1600. pag. 586.