Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/103

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presso i Greci e presso i Romani. 97

del basso-rilievo da qualche antico impostore, come il nome di Lisippo su una statua d’Ercole a Firenze, che sebbene sia antico, è però posteriore ai tempi in cui fu quella scolpita, come vedremo nel Libro X. Capo I. Aggiungasi che questo baffo-rilievo è stato trovato ad Orta, luogo abitato già dagli Etruschi, il che porge un nuovo argomento per farlo creder opera d’etrusco scarpello, giacché ne ha altronde tutt’i caratteri1; sebbene tanta sia la somiglianza fra l’antichissimo stile de’ Greci e quel degli Etruschi, che il basso-rilievo posta tenersi per greco, come terremmo per opere etrusche alcuni dei mentovati vali dipinti, se non vi si leggessero scritte greche parole2.

[Caratteri di questo stile.] §. 13. Potremmo dell’antico stile dare indizj più distinti e certi se rimasta ci fosse maggior copia di lavori in marmo e principalmente di bassi-rilievi, nei quali pur si ravvisarebbe la più antica maniera della composizione e dell’espressione3. Se però dalla forte espressione, che si scorge sulle piccole figure delle monete, possiamo conchiudere che altrettanto facessero quegli artisti colle figure grandi, dobbiamo dire che molta e viva azione loro dessero, imitando in qualche modo gli uomini de’ tempi eroici, i quali operando secondo l’impulso naturale, non metteano alcun freno alle loro inclinazioni. Ciò acquisterà ancor maggiore probabilità, ove si faccia il paragone degli antichi monumenti greci cogli etruschi, ai quali si credono somiglianti.

Tom. II. N §. 14. Per


  1. Fontanini loc. cit. scrive che stava colà nella villa Nuzzi; e può esservi stato trasportato in questi ultimi secoli, o ne’ tempi antichi. Se fosse stato lavoro etrusco sarebbe probabile, che gli stessi Etruschi lo avessero voluto attribuire ai Greci? Le ragioni di Winkelmann non provano molto; onde considerando bene che il soggetto del marmo combina con quello, di cui parla Plinio; che il tempo ha deteriorato il lavoro non poco; e che non si può provare in qual epoca precisamente abbia vivuto Callimaco, non mi pare improbabile che sia di lui opera, come crede anche Foggini Muf Capic. Tom. IV. Tav. 43., ove lo dà in rame; o che sia almeno una copia antica.
  2. Vegg. Tom. I. pag. 217.
  3. Merita tutta l’attenzione dei conoscitori una testa di filosofo in marmo bianco trovata negli scavi di Tivoli, ove erano le delizie de’ Pisoni, ed ora posseduta dal signor cavaliere de Azara, che crede possa ravvisarvisi Ferecide. Ella è certamente della più antica maniera. Ne daremo la figura in appresso, e ne riparleremo nell’indice delle Tavole in rame nel Terzo Tomo.