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| presso i Greci e presso i Romani. | 111 |
Questa verità risalterà meglio dall’ esame che farò del disegno, e della grazia propria allo stile bello.
[... la morbidezza nel disegno...] §. 8. Nel disegno si cominciò ad evitare quell’angoloso che vedeasi ancora nelle statue de’ grandi artisti, come di Policleto, e l’arte ne fu principalmente debitrice a Lisippo che imitò la natura, piucchè fatto non avevano i suoi predecessori[1], tondeggianti facendo i contorni delle figure, che quelli facevano taglienti; e di questa maniera denno probabilmente intendersi quelle statue che Plinio chiama quadrate[2], giacché anche oggidì chiamasi quadratura[3] quel modo di disegnare ad angoli. Ma non ostante questo cangiamento nel disegno, continuarono a servir di norma agli artisti le forme della bellezza adottate nello stile antecedente, poiché n’era stata maestra la più bella natura. Quindi è che Luciano[4], descrivendo una bella donna, ne prese il complesso e le parti principali dagli artisti dello stile sublime, e dai loro successori l’eleganza e quell’attrattiva che piace. Dovea nel sembiante somigliare alla Venere di Lenno, opera di Fidia; ma nei capelli, nelle ciglia, nella fronte alla Venere di Prassitele, della quale pur volea lo sguardo tenero e lusinghiero. Le mani dovean esser quelle della Venere d’Alcamene, scolaro di Fidia; sebbene, quando nelle descrizioni di belle mani trovansi addotte in esempio quelle di Pallade[5], intendersi debba probabilmente la Pallade di Fidia stesso, come la più celebre. Abbiamo già osservato che le mani scolpite da Policleto riputavansi le più belle di tutte[6].
| §. 9. I la- |
- ↑ Plin. lib. 34. cap. 8. sect. 19. §. 6.
- ↑ Ho fatto vedere il contrario qui avanti pag. 107. not. a.
- ↑ Lomazzo Idea del Tempio della Pitt. cap. 4. pag. 15.
- ↑ Imag. §. 6. op. Tom. iiI. p. 463. seq.
- ↑ Anthol. lib. 7. num. 100. vers. 1.
- ↑ ibid. num. 109. [Ho già notato nel Tomo I. pag. 382. not. b., che questo luogo non va inteso delle mani scolpite da Policleto, ma della di lui perizia nello scolpire: nel qual senso, e antonomasticamente per le opere, parlano tanti altri scrittori quando nominano le mani di un artista; come tra gli