Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/131

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presso i Greci e presso i Romani. 125

pico1. Quindi è che, studiando essi d’evitare tutte le pretese durezze di stile, e di tutto esprimere con mollezza e dolcemente, renderono bensì più ritondette, ma snervate; più gentili, ma insignificanti quelle parti, che dai loro antecessori erano state espresse con forza, onde insipida e fiaccata divenne l’arte medesima, come avvenir suole ad un’ascia, che ottusa si rende più presto sul molle tiglio, che sulla dura quercia. A questa stessa cagione deve ascriversi il decadimento della bella letteratura; e per quella la musica perdendo, come l’arte, la sua maschia energia2, divenne effeminata e molle. Si guasta sovente il buono mentre con troppo raffinamento si cerca l’ottimo, come per lo più è nocevole alla salute di chi sta bene il volere star meglio. Ma in quella guisa che si fprezza un adulatore, e un’anima dura e inflessibile s’ammira, così è probabile che allora i veri conoscitori portassero lo stesso giudizio sulle opere dell’arte delle quali parliamo, paragonandole con quelle dello stile sublime, anzi con quelle che erano più antiche ancora. Sotto il regno degl’imperatori o poco prima cominciarono gli artisti ad esprimere in marmo la capigliatura cadente e sciolta, e ne’ ritratti a indicare ben anche i peli delle sovracciglia, la qual cosa dianzi non erasi mai prati-


cata


  1. Forse Quintiliano se avesse parlato di artista avrebbe dovuto pensare, e dire così; ma dice tutto l’opposto; come ha rilevato anche il sig. Falconet Sur deux ouvrag. de Phidias, œuvr. Tom. V. p. 109. Egli dice, che un valente oratore deve sapere anche le cose più minute dell’arte oratoria; e lo conferma col paragone di Fidia, dicendo, che altrimenti sarebbe lo stesso, che il voler pretendere, che un altro artista avesse fatto meglio di quel gran maestro gli ornamenti della statua del Giove olimpico: Nisi forte Jovem quidem Phidias optime fecit, illa autem, quæ in ornamentum operis ejus accedunt, alius melius elaborasset: e in fatto il paragone è giusto; perchè Fidia appunto fece anche gli ornamenti della sua statua, in basso-rilievo, come narrano Pausania lib. 5. c. 11. pag. 402. seg., e Plinio lib. 36. cap. 5. sect. 4. §. 4. il quale aggiugne, che esso fece vedere con tutti questi lavori, quanto fosse eccellente nel lavorare in piccolo come in grande: Hæc sunt obiter dicta de artifici numquam satis laudato: simul ut noscatur illam magnitudinem æqualem fuisse & in parvis; e lo abbiamo notato già sopra pag. 9., ove si è parlato della di lui maestria nel fare bassi-rilievi. Lo stesso Plinio lib. 4. cap. 8. sect. 19. §. 6. attesta di Lisippo, che all’essere valente nei grandi lavori aggiugneva un impegno particolare nell’attendere anche alle cose più minute: Propria hujus videntur esse argutia operum, custoditæ, in minimis quoque rebus: e così potrebbe farsi vedere di altri de’ più bravi artisti.
  2. Plutarch. De musica, oper. Tom. iI. pag. 1142. B.