Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/213

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d a i   s u o i   p r i n c i p j   ec. 207

§. 29. Potrebbe qui chiedersi come e perchè nella statua, di cui parliamo, siasi voluto effigiare un araldo ferito e moribondo? Quantunque a me bastar debba d’aver fatti ravvisare in quella statua tali attributi, che caratterizzano un araldo, pur mi lusingo di non allontanarmi molto dal verosimile, congetturando che quella statua rappresentar debba Polifonte araldo di Lajo re di Tebe, ammazzato da Edipo insieme col suo padrone1; ovvero Coprea araldo d’Euristeo, ucciso dagli Ateniesi allorché a forza strappar voleva dall’ara della Misericordia gli Eraclidi, che nella loro città eransi rifugiati. Fu quello Coprea il più celebre araldo della greca mitologia, e ogni anno rinnovavasi la di lui memoria in Atene, facendovisi pubbliche dimostrazioni di duolo, per aver messo a morte un araldo, le quali durarono sino ai tempi di Adriano2. Potrebbe anch’essere quella la statua d’Antemocrito araldo d’Atene ucciso dai Megaresi, i quali per questo delitto, come dice Pausania3, provarono lo sdegno degli dei, onde la loro città, malgrado tutto il favore del mentovato Adriano, non potè mai risorgere4.


§. 30. Mi-


  1. Apollod. Bibl. lib. 3. c. 5. §. 7. p. 169. [ Questi fu ucciso stando col suo padrone su un cocchio, ed era semplice di lui precone; o almeno non fu ucciso in qualità di araldo a qualche popolo. Quindi non vedo ragione, per cui meritasse una statua; né Apollodoro rileva alcun di lui merito.
  2. Philostr. Vit. sophist. lib. 2. cap. 1. n. 5. pag. 550.
  3. lib. 1. cap. 36. pag. 88.
  4. Essendo stato Antemocrito mandato araldo da Pericle, secondo la testimonianza di Plutarco in Pericle, pag. 168. E., si sarebbe potuto credere con qualche fondamento, che gli fosse fatta inalzare una statua da quel capitano, che era tanto portato per le arti, come si è veduto alla pag. 188. §. 6., e che fosse quella l’opera di Ctesiao lodata da Plinio, poiché egli fece la statua dello stesso Pericle, come si e anche accennato da Winkelmann alla pag. 203. Ma ostano a questa opinione altre ragioni, oltre le esposte qui avanti nella n. a. In primo luogo, che Plutarco non parla di tale statua, e dice soltanto: che fu sepolto Antemocrito per pubblico decreto presso la porta Triasia d’Atene, e Pausania loc. cit. scrive, che gli fu eretto un cippo per memoria. In secondo luogo la nostra statua non ha barba. Questa ai tempi di Pericle ancor si portava; e l’ha il di lui erme col nome nel Museo Pio-Clementino; e abbiamo da Ateneo lib. 13. c. 3. pag. 565. che l’uso di raderla non s’introdusse in Grecia, e nominatamente in Atene, se non ai tempi di Alessandro il Grande, il quale a dir di Plutarco in Theseo, pag. 3. B., fu il primo, che la fece radere ai suoi soldati, affinchè con essa non dessero presa ai nemici. Taluno forse mi risponderà, che la nostra statua, se non ha barba, ha le basette, o mustacci, le quali essendo state in uso presso i barbari, possono far credere, che i Greci si servissero di barbari per araldi, e che barbaro sia quello della statua. Io non nego un tal uso presso i popoli barbari, e Celti fra gli altri, avendone le prove in Dio-