Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/212

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206 Storia dell’Arte presso i Greci

di, che veniano anche chiamati γραμματεῖς, ossia apportatori degli ordini del duce supremo all’esercito, portavano un’asta, da cui pendeva una benda, ταινία1, e quasi una specie di vessillo, che indicava essere rispettabile e sacra quella persona: probabilmente tal significato ha presso Omero2 la benda d’ Apollo, che il sacerdote Crise portava attaccata allo scettro. Quando spedivansi nunzj di felici novelle aveano l’asta intrecciata con rami d’alloro3. Siccome certi popoli barbari, al riferir d’Ateneo4, mandavano ai loro nemici gli araldi colle tibie e colle cetere, affine di ammollirne gli animi, onde si piegassero alle loro dimande; così è probabile, che anche presso i Greci gli araldi che serviano di messi, alla maniera degli araldi olimpici, portassero un corno e la corda al collo, ed avesser anche lo scudo5. Forse da questa antica costumanza deriva l’uso odierno di spedir i trombetti al nemico per araldi. Virgilio, parlando di Miseno araldo di Ettore, dice che insigne era nelle battaglie e pel lituo e per l’asta:

Et lituo pugnas insignis obibat & hasta6.



§. 29. Po-


  1. Diod. Sic. l. 15. §. 52. p. 44. Tom. iI.
  2. Hom. Iliad. lib. 1. vers. 14.
  3. Plutarch. in Pomp. pag. 635. B.[ Parla dei littori, che precedevano l’esercito romano vittorioso colli fasci intrecciati di frondi di lauro.
  4. Deipn. lib. 14. cap. 6. pag. 627. D.
  5. Questo era da provarsi, principalmente dopo aver detto pocanzi, che non leggesi mai che usassero i! corno, ma portassero il caduceo, e l’ asta. Il caduceo è sempre stato il distintivo degli araldi quando andavano ad annunziar la pace, come abbiamo da Tucidide lib. I. cap. ult., e ivi lo Scoliaste greco, Servio ad Æneid. lib. 4. v. 242., concordemente a tutti gli altri scrittori; per intimare la guerra era una lancia, secondo Polibio loc. cit. E siccome si aveano per persone sagre, quasi mandate dagli dei, non potevano essere offesi dai nemici, nè essi potevano in modo alcuno offendere quelli; Diodoro lib. 5. §. 75. pag. 391.: Mercurii inventioni attribuunt caduceatorum legationes in bellis, pacificationes item, & fœdorum libamenta, horumque insigne caduceum, quod verba ad hostem facturi præferunt, eoque tuli accedunt, & recedunt; Suida v. Κηρύκειον: perciò essi andavano nudi, ossia disarmati, come scriveva Dione Grisostomo Orat. 7. pag. 47. C.: Caduceatores a diis missi dicuntur. Atque ideo apud nos pax a caduceatoribus annunciatur: bella autem fere pleraque non denunciata geruntur. Et nudi legatione funguntur ad armatos pro pace, neque illorum quemquam injuria licet afficere, ut qui deorum sint ministri, quicumque amicitia nuntii sunt. Non avranno per conseguenza portato scudo, che è arma difensiva; nè la spada, che è offensiva: onde potrebbe credersi, che anche la figura fu quel vaso citato da Winkelmann tutt’altro rappresentasse, che un caduceatore, se il vaso è di greco lavoro, perchè appunto ha la spada al fianco. Per quanto poi si rileva da Polluce lib. 4. cap. 12. segm. 94. gli araldi non usavano corno, ma la voce soltanto.
  6. Æneid. lib. 6. v. 167.