Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/287

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da Alessandro il Grande ec. 281

scultore1; e parecchie pur sono le figure d’Apollo col cigno ai piedi, e col braccio posato sul capo2.

[Risorse in Grecia dopo la lega achea.] §. 10. Dalla Sicilia e da Pergamo ritorniamo or alla Grecia, ove essendo cessate le ostilità, l’arte quasi risorta nuovamente ci si presenta. Poichè la guerra distruggitrice aveva indebolite ambe le partì, gli Etolj bisognosi d’ajuto contro gli Achei invitarono i Romani, che allora misero piede in Grecia per la prima volta. Ma poichè gli Achei uniti ai Macedoni sotto la condotta di Filopemene riportarono un’insigne vittoria contro degli Etolj e de’ loro alleati, i Romani meglio informati degli affari della Grecia, abbandonando coloro che aveanli chiamati, si posero dalla parte de’ vincitori, de’ quali migliori erano le circostanze, e con loro uniti espugnarono Corinto, e ’l re de’ Macedoni Filippo sconsissero. Questa vittoria produsse un celebre trattato di pace le cui condizioni, lasciate all’arbitrio de’ Romani, furono che il re avrebbe abbandonate tutte le piazze che occupate avea nella Grecia, ritirandone le guarnigioni prima de’ giuochi istmici3. In tali circostanze il cuor de’ Romani si mostrò sensibile per la libertà di un’estera nazione; e ’l proconsole T. Quinzio Flaminino ebbe nell’anno suo trentesimoterzo la gloria di dichiarare i Greci per un popolo libero, il che gli meritò poco meno che le adorazioni di quelle genti4.

Tom. II. N n §. 11. Av-


  1. Vuol intendete di quella de’ Medici a Firenze; ma più volte abbiamo detto, che le copie di quella di Gnido stanno nel Museo Pio-Clementino, e tre ve ne sono. Veggasi qui avanti pag. 192. not. a.
  2. Vedi Tomo I. pag. 300. §. 20. Dioniso d’Alicarnasso, fra gli altri scrittori, De Dinarcho judic. n. 7. oper. Tom. iI. pag. 183. parla, per modo di esempio, delle copie delle opere di Fidia, di Policleto, e d’Apelle; dando due regole per distinguerle dagli originali: la prima, che ripete nell’altra opera De admir. vi dic. in Demosth. c. 50. Tom. iI. pag. 314., è uno studio grande, e una gran pratica dello stile dell’artista, di cui voglionsi conoscere le opere: l’altra si è, che gli originali hanno sempre una certa grazia, e venustà naturale; all’opposto le copie, quantunque siano per quanto è possibile imitate, hanno sempre un non so che di non naturale, e affettato.
  3. Polibio Excerptæ legat. n. IX. p. 795 segg., Livio lib. 33. cap. 19. n. 30.
  4. Livio loc. cit. cap. 21. n. 32.