Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/309

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da Alessandro il Grande ec. 303

za1. Cominciò a disusarsi allora la lingua greca nelle greche città d’Italia; e al riferir di Livio2, poco prima della contro Perseo, cioè nell’anno di Roma 572., il Sena-

    essa. Perchè ciò? Forse perchè avea Seusi fatta allora la prima sua opera? Ma Plinio stesso parla d’un Pan, che egli eia dianzi dipinto avea, e dato in dono ad Archelao re di Macedonia, morto nell’anno secondo [o nel primo, secondo Diodoro lib. 14. §. 37. pag. 671. ] della medesima olimpiade. Plinio non altro volle dire se non che allora Seusi viveva, e lo disse perchè avealo letto. Lo storico che avea sott’occhi fissò verosimilmente l’epoca a quell’anno, perchè in esso Agesipoli successe ad Agide nel governo di Sparta, e si preparò i mezzi alle gloriose imprese che fece nell’anno seguente. Da ciò argomenta Heyne che l’autore seguito da Plinio fosse uno a cui stessero principalmente a cuore le cose di Sparta, e conchiude che fosse quell’eforo stesso rammentato da Diodoro, che cominciata avea la sua storia dal ritorno degli Eraclidi.
    L’olimpiade cvii. è l’epoca de’ pittori Echione e Timomaco, e probabilmente lo storico ne fece menzione a questi tempi, perchè si edificò allora il Mausoleo, monumento grande per le arti, essendo morto Mausolo nell’anno quarto [ o nel secondo, come scrive Plinio lib. 36. cap. 5. sect. 4. §. 9. e cap. 6. sect. 7.] dell’olimpiade cvi.
    D’Apelle si fa menzione all’olimpiade cxii. in cui finì l’impero persiano, essendo passata la Persia sotto il comando d’Alessandro dopo la battaglia d’Arbela. Ecco per tanto trovata la ragione dell’epoca. È certo però che Apelle visse lungo tempo dopo Alessandro, poiché dipinse il re Antigono, vide Tolomeo alla corte d’Alessandria, e fu coevo di Protogene, il quale vivea nell’olimpiade cxix. [Veggasi qui avanti pag. 249.]
    Per le epoche degli scultori in marmo Plinio ritorna indietro, e osserva che Dipeno e Scillide viveano a un di presso all’olimpiade l., tempo, in cui forse il suo storico metteva le conquiste di Ciro in Persia, sebbene queste veramente appartengano all’olimpiade lv. Nella lx., in cui Ciro all’impero medo e persiano unì il babilonico, colloca Bupalo ed Antermo.
    Prosiegue Plinio a fissare in generale i cominciamenti della scultura, pe’ quali rimonta fino al principio delle olimpiadi, e fissa quelli della pittura e della statuaria all’olimpiade lxxxiii. ai tempi di Fidia [ lib. 36. cap. 5. sect. 4. §. 3., dopo che avea scritto tutto ciò che si è detto qui avanti circa i principi della pittura; come si doveva rilevare per effer coerenti]. Molti hanno in ciò ripreso Plinio, avendo quelle tre arti un’antichità a un di presso eguale; ma egli facilmente vien giustificato se gli storici, da’ quali traeva le sue notizie, non fecero mai menzione di pittori e di statuarj prima di Fidia. [Secondo ciò che abbiamo riferito qui avanti Plinio fa vedere, che quegli scrittori da lui seguitati in quella parte avevano mancato, benché forse facessero a lungo la storia dell’arte, e degli artisti; ed egli li convince di errore colle notizie, che debbe aver tratte da altri scrittori, che forse ne aveano parlato soltanto di pasaggio. ] Parla quindi di Prassitele e di Scopa, di cui difficilmente si fissa l’epoca a cagione delle contraddizioni degli scrittori.
    Non approva Heyne la correzione fatta da Winkelmann qui avanti pag. 198. di Scapo in vece di Scopa, e osserva che sebbene non si leggesse in Plinio, che egli avea lavorate le colonne del tempio di Diana Efesina, la difficoltà sussisterebbe egualmente, perchè lo storico in un luogo lo fa coevo a Fidia, [cioè nel lib. 34. cap. 8. sect. 19. princ. lo mette nell’olimpiade lxxxvii., dopo aver collocato Fidia nell’olimpiade lxxxiv. secondo l’edizione d’Arduino, che noi adopriamo, o nella lxxxiii. secondo le anteriori edizioni, che ha seguito il signor Heyne] e in un altro lo annovera fra coloro che hanno lavorato al Mausoleo per ordine d’Artemisia nell’olimpiade cvii. Ma se supponghiamo che Plinio abbia compilate le sue notizie da diversi scrittori, che non siano d’accordo fra di loro, cessa ogni difficoltà. Tutto però ben esaminando, sembra che Scopa abbia vissuto più tardi che non vuole Winkelmann; ed è più probabile che, se v’è errore, sia ne’ luoghi ove se ne rapporta semplicemente il nome, anzichè in quelli ne’ quali se nè riferiscono le opere. Forsè in vece di Scopas ivi legger si deve presso Plinio qualche nome analogo, come leggesi in molte edizioni Phrædinon & Myron in luogo di Phrægmon & Micon.
    Se per tanto Scopa è posteriore a Prassitele, vanno a terra tutt’i bei ragionamenti di Winkelmann, che dalla Niobe, suo lavoro, determinar vuole quale fosse l’antico carattere dell’arte. [Si vedano le nostre riflessioni alla pag. 197. 198.

  1. Liv. lib. 25. cap. 19. num. 24.
  2. lib. 40. cap. 24. num. 43.

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