Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/387

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dai tempi d’Adriano ec. 381

incastrato nel pavimento; ond’è probabile, dic’egli, che non sia stato lavorato sul luogo, ma trasportatovi da altrove. Questa probabilità però non basta a rendere sostenibile la sua opinione, a cui molte altre difficoltà s’oppongono1. Come mai staccare dal suo luogo, e trasportare dall’Asia a Roma senza scomporlo un lavoro fatto d’innumerevoli pietruzze?2 Che se da Pergamo venne il musaico delle colombe, opera di quello stesso luogo e tempo faranno le larghe fasce de’ fiorami in simil modo lavorate, il che non pare credibile. Altronde l’addotto argomento nulla prova, poichè quelli fini e faticosi lavori non faceansi certamente come i musaici grossolani sul pavimento medesimo, ma separatamente per poi incastrarli a suo luogo3.

[Simili musaici a Pompeja.]

§. 10. Aggiungasi che due egualmente fine e pregevoli pitture in musaico si sono scoperte, non ha molto, nelle ruine di Pompeja, ove stavano incastrate nel musaico grossolano d’un pavimento, in maniera che non solamente erano di sottili lastre d’alabastro orientale contornate, ma anche foderate di marmo al di sotto. Questi due preziosi pezzi sono d’egual grandezza, alti due palmi, e lavorati dallo stesso artista Dioscoride di Samo, come appare da quella apportavi iscrizione in piccole pietre nere:


ΔΙΟΣ-


  1. Che che dica il nostro Autore, chiunque confronterà il testo di Plinio con questo musaico, difficilmente si persuaderà che non sia il medesimo. [ La descrizione di Plinio è tale certamente, che benissimo combina col musaico, di cui si tratta, come può vedersi anche dalla figura datane da Furietti nella citata opera De Musivis, e Foggini Museo Capit. Tom. IV. Tav. 69., ove confuta le ragioni di Winkelmann con poco buoni ragionamenti. Io credersi più probabile, che questo sia una copia di quello di Pergamo, anzichè l’originale; non potendo credere, che Adriano abbia fatto levare quell’opera da un tempio, quando anzi egli avea tutto l’impegno di restaurare gli antichi, e di alzarne dei nuovi in tutte le parti dell’impero, come si è veduto qui avanti; e sappiamo da Sparziano, come si è pure osservato al §. 6., che fece copiare nella villa Adriana i più belli edifizj della Grecia; come vediamo, che ha fatte imitare anche le statue degli stili diversi, e delle diverse nazioni, che hanno coltivate le arti del disegno; e non mai si legge, che loro abbia tolti i monumenti originali.
  2. Tanto più che i musaici degli antichi sono fatti collo stucco di calce, che è molto meno forte del mastice dei moderni, e facilmente si stacca.
  3. Quest’argomento farebbe anzi contro; perchè il musaico in tal maniera dovea farsi sopra una tavola di marmo, o altra pietra, come si fa oggidì; e perciò non sarebbe stato tanto difficile di trasportare sulla medesima tavola quel pezzo da Pergamo senza scomporlo, come pretende il nostro Autore poche righe avanti.