Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/65

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presso i Greci, e loro Pittura. 59

[... d’Ercolano... ] §. 11. Quando parea che fosse perduta ogni speranza di trovare antiche pitture, accadde la rimarchevole scoperta delle città sepolte dal Vesuvio, dalle quali furono tratti mille e qualche centinaja di pezzi d’intonaco di muro dipinto, ed esposti nel museo Ercolanense. Alcuni trovati furono in Ercolano medesimo, altri nella città di Stabbia, e gli ultimi in Pompeja, che s’è più tardi scoperta.

§. 12. Le quattro più ragguardevoli, tra le pitture d’Ercolano, trovate sul muro in certe nicchie d’un tempio rotondo, rappresentano Teseo dopo d’aver ucciso il Minotauro, la nascita di Teleso, Chirone e Achille, Pan e Olimpo. In Teseo non si vede certamente l’idea della bellezza di quel giovan eroe che fu preso per una fanciulla al suo arrivo in Atene1. Avrei voluto vederlo con lunga e sciolta chioma, qual egli e Giasone, allorché entrò per la prima volta in Atene, portarla soleano. Doveva Teseo anche nel resto somigliare allo stesso Giasone, qual ci vien dipinto da Pindaro2 cotanto bello, che n’era preso da maraviglia il popolo al vederlo, e credea di mirare Apollo o Marte. Nella pittura di Teleso l’Ercole non somiglia punto al

    che l’illustre prelato Gaetani; e noi ne daremo la figura in appresso Vedasi l’Antologia Romara anno 1780. n. 32. Tom iI. p. 251. e segg. Le altre scoperte sul Celio vicino all’ospedale di s. Giovanni in Laterano nel 1780., anch’esse di molto buon pennello, sono in numero di sette, delle quali non sono andate esenti dall’anzidetta disgrazia, che due, e mezza, possedute ora dall’Emo sig. cardinal Pallotta pro-tesoriere di Sua Santità. Rappresentavano sette belli giovani di grandezza naturale vestiti di un abito di color cangiante, uniforme, non più veduto, sciolto, e lungo oltre mezza gamba. Hanno capelli biondi chi corti, e chi lunghi sino alle spalle, ma tutti legati con una fettuccia al uso di diadema; e al piede nudo sono cinti di un galante sandalo assai leggiero. I primi sei in atto di camminare, portano ciascuno un piatto di vivande, parte cotte, e parte crude: l’ultimo, che ha degli ornamenti alquanto diversi all’abito, sta fermo in piedi in atto come di presentare un bicchiere, che tiene nella destra sollevato al pari della testa, ed ha accanto due vasi. Sono state incise, e pubblicate nell’anno scorso 1785. da Gio. M. Cassini chier. regol. Somasco con due diverse spiegazioni delli ch. signor ab. Amaduzzi, e signor ab. Giovenazzi, il primo de’ quali pensa, che quei giovani ministrassero ad un convito profano, e l’altro ad un religioso, de’ quali molto abbondava l’antica romana superstizione, e forse dei Salj. Si noti finalmente l’errore del P. Montfaucon, il quale nel suo Diar. italic. cap. 16. pag. 2. dava per antiche certe pitture del Mausoleo d’Augusto in Campo Marzo, che sono moderne, come già notò Ficoroni nelle sue Osservazioni su quel Diario, pag. 51. e consistono in alcune canne, e foglie con un’arma papale in parte rovinata.

  1. Paus. lib. 1. cap. 19. pag. 44. princ.
  2. Pyth. Ode 4. vers. 151. segg.

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