Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/76

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
70 Meccanismo della Scultura

[Autori di tali pitture. ] §. 27. Chiederà qui forse il leggitore se le pitture sì d’Ercolano che di Roma ad un greco artista attribuir si debbano o ad un romano. Le poche nozioni che intorno a ciò abbiamo, rendono sommamente difficile lo scioglimento di tal quistione; e se in una delle mentovate opere il pittore ateniese non v’avesse apposto il proprio nome, saremmo tuttora incerti a qual nazione attribuirli dovessero. Sappiamo però che sin dai più antichi tempi i Romani di greci pittori servironsi non solo nella capitale1, ma eziandio nelle piccole città «come in Ardea non lungi da Roma presso il mare, ove il tempio di Giunone dipinto fu da


M. Lu-


    tura, giudica egli averle piuttosto accresciuto un pregio. E sì gli sembra acconcia questa usanza che la vorrebbe ristabilita dai moderni maestri dell’arte, dove almeno non fosse il soggetto per se stesso noto abbastanza. La pittura però con tal mezzo, anziché vantaggio, ne risentirebbe detrimento; poiché i nomi sparsi pel quadro, occupando un sito non proprio, verrebbero a sconcertar la simmetria, e ad impedire il rapporto dei varj oggetti. È stato questo un difetto scusabile nella prima infanzia dell’arte, e nel suo risorgimento ne’ secoli XIV. e XV.; ma ne’ tempi, in cui dominò il buon gusto, sonosi guardati i pittori di qualche grido di commettere simile mancamento. La pittura ha da farsi intendere senz’interprete: quando questo abbisogni, egli è indizio che il pittore non ha saputo ben esprimere il suo soggetto. Al più potrebbesi permettere l’iscrizione, ma al di fuori del quadro, dove s’avesse a rappresentar un soggetto di ambigua o di troppo oscura nozione. [ Le iscrizioni si trovano frequentemente su i vasi chiamati etruschi, e di alcune se ne è parlato nel Tomo I. cap. IV. pag. 217. e seg., nel qual capo si è veduto quanto sia per lo più eccellente il disegno delle pitture, che vi sono rappresentate; che perciò non possono dirsi lavori dell’infanzia dell’arte. ]

    Dopo il signor Gedoyn ripigliò lo stesso argomento il sig. conte di Caylus Hist. de l’Ac. des inscr. Tom. XIII. p. 54. edit. in 12., che prese ad esporre anche il secondo quadro di Polignoto. Anzi per darne un’idea più distinta, fece egli, seguendo la scorta di Pausania, disegnare ed incidere all’acqua forte amendue que’quadri dal signor le Lorrain, da cui nondimeno non sono stati eseguiti troppo felicemente; e fors’anche in alcune parti non corrisponde l’ideata copia del sig. di Caylus al vero originale di Polignoto. Secondo Pausania l’oggetto principale nel primo quadro era l’imbarcamento de’ Greci, dietro il quale venivano di mano in mano gli altri oggetti sino alla città di Troja, che era uno degli ultimi punti di vista. Ma il sig. di Caylus col muro di Troja, che Epeo sta abbattendo, ha diviso per meta il quadro, assegnandone una parte all’imbarcamento de’ Greci con tutti quegli oggetti descritti da Pausania sino al fatto di Epeo, e l’altra parte alla citta di Troja col resto che l’istesso Pausania vide nel quadro. Molto meno s’accolla la copia all’originale nella rappresentazione della suddetta città. Nella copia vedesi questa ornata di numerose statue e colonne, delle quali Pausania non fa verun cenno: né probabilmente saranno state da Polignoto espresse, avendo egli voluto serbar il costume. Le colonne e le statue di marmo erano ancor ignote al tempo della guerra trojana; ed Omero stesso, che dopo alcuni secoli la descrisse in versi, non ne fece mai menzione.

  1. Vi furono però anche i pittori romani almeno dal secolo V. di Roma; poiché Fabio nell’anno 450. dipinse il tempio della Salute, e quindi Pacuvio fece un quadro per il tempio di Ercole. Plinio lib. 34. cap. 4. sect. 7. Winkelmann li nomina qui appresso nel lib.VIII. cap. IV. §. 20. e 21.; e se v’erano questi pittori romani, perché non potevano esservene degli altri? Forse lo era quel Papirio Vitale arte pictoria nominato in una iscrizione di villa Mattei presso lo Spon Miscell. erud. ant. sect. 6. p. 229)., e Monum. Matthæj. Tom. iiI. cl. 10. Tab. 62. num. 10. pag. 119.