Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/84

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
78 Meccanismo della Scultura

tichi nel dipingere sopra del legno preferivano il fondo


bian-


    quistione dibattuta fra gli eruditi. È più probabile però che quella maniera sia stata loro ignota, almeno come usasi dai moderni dopo il fiammingo Giovanni van Eick, che ne fu l’inventore sul principio del secolo XV., [ come si crede volgarmente; ma può ben provarsi una tale invenzione più antica di quel pittore, se possiamo trarre giusto fondamento da ciò, che riferisce il ch. sig. Lessing bibliotecario del principe di Brunswik, di trovarsi cioè nella biblioteca del principe di Wolfenbuttel un manoscritto d’un certo Teofilo, che visse nel secolo X., o XI. al più tardi, ove non solo questi fa menzione della pittura a olio, ma ne ha insegnato l’arte sino alla preparazione dell’olio, quali per non lasciarne dubbio alcuno. Veggasi l’Antologia Romana anno 1775. num. 7. Tom. iI. pag. 45. e segg. In oltre il signor Cristiano de Mechel nella descrizione, che fece nel 1781. dei quadri della imperiale, e regia galleria di Vienna, stampata poi nel 1785., dà notizia di un quadro a olio di un certo Tommaso de Mucina, col nome scrittovi in quelli due versi:

    Quis Opus hoc finxit Thomas de Mulina pinxit:
    Quale vides Lector Rarisini Filius Auctor.

    e colla data del 1297. Non mi essendo di più a parlare di altri quadri esistenti in altre parti, creduti anteriori a van Eick, perchè non è qui luogo a diffondermi su tal questione, che meglio esaminerà il diligente e dotto cavaliere d’Agincourt nella continuazione della Storia delle arti dalla loro decadenza sino al risorgimcnto. ] Ma ebbero essi in vece un’altra foggia di dipingere, di cui i moderni sino a’ dì nostri ignorano l’uso. Encaustica dicevasi questa, perchè eseguita col fuoco, ossia per inustione. Non essendo avanzato quadro alcuno di tal forte, che si sappia, per poterne formar Giudizio ci conviene rivolgerci a quel poco che sopra di ciò, e in termini poco chiari scrisse Plinio. Afferma egli l. 35. c. 11. sect. 41. essersi anticamente dipinto coll’encausto in due maniere, colla cera cioè e col cestro, ossia col bulino nell’avorio: cera, & in ebore cestro, idest viriculo. Alle due accennate maniere una terza ne aggiugne in appresso per le navi, dicendo essersi adoperato a quell’effetto il pennello intinto nelle cere squagliate col fuoco: pittura, che non guastavasi punto né per sole, né per vento, né pel salso dell’acqua. Chi stato sia l’inventore di dipingere colle cere, e per inustione, ceris pingere, ac picturam inurere, il medesimo Plinio confessa di non saperlo. Osserva soltanto che attribuir non poteasene l’invenzione ad Aristide, perfezionata poi da Prassitele, come credevano alcuni; poiché prima di essi fecero delle pitture encaustiche Polignoto, Nicanore, ed Agesilao. Panfilo altresì maestro d’Apelle non solamente esercitossi nell’encaustica, ma l’arte istessa insegnò a Pausania.

    Un’altra maniera più semplice di dipingere per inustione, o piuttosto di colorare a fuoco un muro con una tinta eguale accennasi da Vitruvio lib. 7. cap. 9., che insegnò per tal modo a conservare sul muro il minio, facile altronde a scolorarsi. „Dopo che avrà il pittore, dic’egli, renduto liscio e secco il muro, vi spanda sopra con un grosso pennello della cera cartaginese sciolta al fuoco con un poco d’olio. Indi accollandovi un recipiente di ferro con carboni accesi lo riscaldi in guisa che faccia sudar quella cera col muro, riducendo il tutto ad uno stato uniforme. Poi con cera consistente e con netti pannilini lo vada strofinando, come si usa colle statue di marmo „. Quasi lo stesso ripete Plinio lib. 33. cap. 7. sect. 40., se non che per riscaldare il muro vorrebbe si adoperassero carboni di galle.

    Ricavasi in primo luogo dalle riferite testimonianze che per fare una pittura encaustica della prima specie bisognava innanzi ogni cosa aver pronte le cere impastate coi colori. A quest’effetto, come nota Seneca, e Varrone De re rust. lib. 3. cap. 17., usarono i pittori certe cassette a varj ripartimenti, ove tenevano discolores ceras. La preparazione di tali colori sarà stata probabilmente quella medesima che Varrone e Plinio riportano adoperatasi per dipingere sul muro, vale a dire li faranno messi a cuocere con la cera, aggiugnendovi una leggiera dose di olio. Quegli stessi colori, usati per dipingere a fresco, usaronsi anche per le pitture encaustiche, come in altro luogo ci avvisa il citato Plinio lib. 35. cap. 7. sect. 31. Si aveva in oltre a riscaldare il fondo del quadro dopo d’esservi stati applicati i colori: lo che accenna il Naturalista coll’espressione picturam inurere. Faceasi tal inustione con carboni accesi posti in un recipiente, oppure con una lastra infuocata, come abbiamo da Plutarco De sera Num. vind. oper. Tom. iI. pag. 568.: e questi forse sono quegli arnesi pittoreschi, che dagli antichi giureconsulti detti furono cauterj, come da Marciano nella l. Item pictoris 17. ff. De instructo, vel instrum. leg. Se coll’inustione aveansi a far svaporare tutte le particelle fluide dei colori e del fondo, dovea quella essere gagliarda anzi che no. Restava per ultimo il lisciar la pittura con altra cera e