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OSSERVAZIONI
SULL’ARCHITETTURA
DELL’ANTICO TEMPIO DI GIRGENTI IN SICILIA.
Queste Osservazioni non sembreranno certamente inutili a quelli, cui è nota la grand’opera del P. Pancrazi sulle Antichità della Sicilia; giacchè quello scrittore non entra, per così dire, in alcun dettaglio sull’Architettura di quel tempio, e degli altri edifizj, de’ quali ha date le Tavole. Gli uomini dotti non amano di allontanarti da quella strada, che sonosi prefissa. Quindi è che il signor canonico Mazochi, uomo dei più dotti de’ nostri tempi, nella sua erudita dissertazione sulla città di Pesto, che trovasi unita alla di lui spiegazione delle Tavole Eracleensi[1], passa del tutto sotto silenzio, come se non vi fosse mai stato, il tempio di Pesto, del quale parlerò io qui di passaggio[2].
§. 1. Il P. Pancrazi dell’ordine de’ Teatini vive ancora attualmente (nel 1759.) in Cortona sua patria, fuori del suo ordine, e ritirato dal mondo a motivo di essere quasi rimbambito per non aver potuto arrivare a far le spese, che richiedeva la sua opera; essendosi trovato deluso delle speranze, che avea sondate principalmente sulla generosità degl’Inglesi, a’ quali avea dedicate le Tavole; perchè non ben conoscendo la nazione Britannica, egli avea creduta una cosa stessa l’idea, che se ne era formata, e la liberalità, che ne aspettava[3].
$. 2. Siccome il suo progetto era di fare un’opera considerabile, fece stampare intiere le lettere di Falaride, ch’ei prese per fondamento della storia della città di Akragas, detta
| O 2 | dai |
- ↑ Vedi qui avanti pag. 3. not. a.
- ↑ Vedasi la prefazione del nostro Autore alle Osservazioni sull’Architettura qui avanti.
- ↑ È poi morto in Firenze alli 15. di luglio 1760. Vezzosi I scritt. Teatini, par. 2. pag. 153.