Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/141

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sull’antico tempio di Girgenti. 123

moduli, o di un diametro e mezzo di colonna, fanno piedi novanta: in conseguenza il tutto insieme arriva ai cento sessantadue piedi; misura, che, meno due piedi, si accorda colla larghezza di cento sessanta piedi datagli da Diodoro.

§. 33. Si trovano ancora in qualche grossa pietra dell’intavolato dei segni del meccanismo usato nella fabbrica di questo tempio. Questi sono certi incavi in forma di una mezza ellissi ai due piccoli angoli della pietra. In ciascuno di quelli incavi si passava un canapo, o una catena, col quale si alzavano quelli gran massi di pietre, e gl’incavi andavano ad unirsi insieme rivoltati in alto.

§. 34. Con quello mezzo si collocavano le pietre una accanto all’altra senza bisogno d’alcuna leva: e quando queste pietre erano a luogo si levava il canapo, o la catena, turando con del legno l’apertura dell’incavo, che era voltata in alto, affinchè non vi penetrasse umidità. Si è trovato in uno di quelli incavi un pezzo di legno, che dopo due mila e più anni si è ben conservato1. Fra i disegni d’antichi edifizj fatti dal celebre architetto Sangallo, ora esistenti nella biblioteca Barberini2, ho veduto nelle ruine del tempio di Venere in Epidauro un simile incavo alle pietre, ma però angolare. Un tal metodo di alzar grandi massi di pietre, e collocarli nel tempo stesso al loro luogo, è senza dubbio molto migliore di quello, che insegna Vitruvio3; e i sacchi di arena, de’ quali parla Plinio4, secondo la spie-


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    dice, che è della maniera stessa di fabbricare il tempio di Teseo, e lo crede opera d’uno stesso architetto. Quanta fede meriti il signor le Roy, fu cui Winkelmann appoggia il suo sistema qui avanti p. 30. seg., noi lo abbiamo detto alla pag. 12. not. b.

  1. Vedi qui avanti pag. 34., ove il nostro Autore scrive, che quelli legni servivano di ramponi per collegare le pietre. Agli esempj di ramponi consimili, che ho addotti a quel luogo, not. b., può aggiugnersi l’altro, che dà Schoepflin Alsat. illustr. Tom. I. lib. 2. sect. 6. cap. 14. §. 170. pag. 533. Tab. 14. litt. G., di un pezzo di muro di circonvallazione, o trinciera esistente nell’Alsazia inferiore fatto di gran pietroni forse da Giulio Cesare, nel quale i ramponi sono di quercia a coda di rondine lunghi otto pollici, e larghi due. Non so se vi siano stati fatti di legno per mancanza di altra materia.
  2. Vedi qui avanti pag. 32.
  3. lib. 10. cap. 5.
  4. lib. 36. cap. 14. sect. 21.