Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/155

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s u l l’ A r c h i t e t t u r a. 137

parire piuttosto belle, che uniformi agli originali. Nè col dubitare della verità di quelle misure si fa torto a quel rinomato scrittore; quando sappiamo, che troppi altri abbagli furono presi da lui nell’esaminare i greci monumenti per mancanza di tempo, di comodi, e di quella tranquillità d’animo, che non può aversi ne’ paesi barbari, e che è troppo necessaria per ben riflettere su tutto ciò, che è scientifico. Quindi nella seconda edizione della sua opera ne corresse non pochi, ed altri si crede da taluno, che vi siano rimarti, e che forse aspettano una nuova e più diligente correzione.

§. 7. Ma io non voglio recar danno al nome, che il medesimo si è acquistato nella repubblica letteraria, e concederò ancora, che i due notati edifizj con quelle basse proporzioni, che si descrivono, esistano realmente uno in Corinto, il secondo in Atene. L’altro dubbio che nasce in me, e su del quale io averei bramato che parlasse il detto autore per rischiararlo, riguarda l’antichità di amendue le fabbriche; mentre se fossero posteriori a que’ tempi, ne’ quali l’ordine dorico era già ristato a sei diametri, non sarebbe più sperabile di ritrovare in essi quel metodo antichissimo, originario, che vien supposto. Dovrebbero anzi queste capricciose fabbriche riputarsi formate sopra un gusto antico, e mal inteso, o per adattarsi alle pietre, che si avevano alle mani, o per qualche altra circostanza, che difficil cosa sarà l’indovinare, ed inutile il tentarlo. Non perchè un artefatto è rozzo, e mal composto; non perchè è sproporzionato nelle sue parti, e privo d’ornamenti, ne vien sempre in conseguenza, che sia antico, e mostri i primi tentativi di un’arte. Delle opere cattive senza metodo, senza ragione si fanno anche ne’ tempi moderni; e farebbe un’indoverosa fortuna delle pitture scontornate, degl’informi ri-

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