Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/177

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s u l l’ A r c h i t e t t u r a. 159

un’antenna, e la natura della pietra, non vi troverà somiglianza, e proporzione alcuna. Un trave pollo orizontalmente, benchè di piccolo diametro, e di gran lunghezza, regge sè stesso, e per la tessitura delle sue fibre può regger anche del peso non ordinario: potrebbe fare altrettanto un trave di pietra se fosse ugualmente lungo e sottile? Un legno posto in piedi è capace di sostenere qualunque enorme gravità, ed una colonna dell’altezza, e diametro medesimo si sfrantumerebbe ad una terza parte del peso stesso. Qual somiglianza fra un trave posto attraverso a due altri, ed un arco, onde imparar questo dalla situazione di quello? Qual tetto di capanna fatto a spiovere, ed inutile se non fosse di tal forma, potea insegnare a far un coperto orizontalmente piano per uso di tetto, e di terrazzo, come antichissimi gli usarono gli Orientali? Ma la natura, riflette taluno, nulla ci presenta per darci l’idea d’un coperto fuor dall’albero frondoso, e perciò l’Architettura più infelice delle compagne, cioè della pittura, e della scultura, che avevano pronti gli oggetti per l’imitazione, non potea prender di mira che alberi e legni per esser in qualche maniera imitatrice. Io non cerco se quella professione debba dirsi strettamente imitatrice, come sono le altre due nominate facoltà: dico bensì che dalle grotte naturali, e da quelle fatte assai facilmente coll’arte, il passaggio all’Architettura era più naturale, più spedito, più ragionato.

§. 30. La sola considerazione di una di quelle grotte potea risvegliar l’idea di formare i muri con grosse pietre accatastate, colla certezza di fare un riparo stabile e durevole. Dalle medesime si apprendeva a coprirle o di grossi massi situati orizontalmente, o di più piccoli posti in arco, e di tal maniera furon fatte le prime fabbriche, delle quali possiamo aver cognizione, cioè quelle d’Egitto. Son


note