Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/248

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
230 L e t t e r e

scandalo: gelidusque cucurrit ad ossa, tremor al solo pensarvi. Il Bernini ha fatto restauri piucchè francesi; ma quell’altro piucchè ostrogotici. Con tutto ciò gli è stato commesso di ornare col suo scalpello una chiesa a spese di Sua Maestà. E’ morto il poveretto. V’è un altro scultore di Sua Maestà romano, lodatissimo da monsig. Bayardi, che ha fatto il modello per la statua del re a cavallo, alla quale avrà messo già mano. A dispetto delle Muse, oltre che il monarca pare un cavallerizzo atteggiato in una giostra, gli ha dato le staffe ignote agli antichi1. Le staffe a Portici sono compagne de’ ferri messi ai Centauri del Corradini nel giardino reale di Dresda, e della corazza legionaria della Pallade all’ingresso del palazzo del sig. conte di Brühl, ec.

  1. (a) Sono grandi le dispute fatte dagli eruditi per l’antichità di questo comodo da cavalcare. Generalmente si conviene, che sia d’invenzione posteriore al secolo IV. dell’era cristiana. Si vedano alcune lettere di Cupero, e di Sperlingio inserite nel supplemento di Poleno alle Antichità romane, e greche Tom. IV. pag. 191. segg., e Du Cange Glossar. mediæ, & infimæ. latin, v. Bistapia. Il nostro Autore nei Mon. ant. ined. Par. IV. cap. 12. pag. 265. ha trattato dei mezzi, coi quali gli antichi vi supplivano. Secondo Senofonte De mag. equit. oper. pag. 956. i giovani saltavano di slancio a cavallo; e v’era perciò la scuola, la quale sì in Grecia, che in Roma si faceva col mezzo di un cavallo di legno, suò quale saltavano si da sinistra, che da destra, e si di dietro per salirgli in groppa. Ai vecchi suggeriva quello scrittore di farvisi alzare all’uso dei Persiani. Ma poi De re equestri, pag. 912. scrive, che taluni li servivano dell’asta; vale a due, che mettevano il piè destro su di una stecca di ferro, che spuntava orizontalmente dalla parte più bassa del fusto dell’asta medesima, che tenevano ferma colla mano destra, mentre colla sinistra tenevano la briglia del cavall; come si osserva nella gemina, che dà Winkelmann ivi num. 202., e in due altre, che ne cita. Resterebbe la difficoltà per quelli, che non portavano l’asta, perchè non andavano alla guerra. Da Plutarco Conjug. præc. princ. oper. Tom. iI. pag. 139. B. si ha, che la gente più delicata, e i deboli avessero cavalli ammaestrati a piegarsi inginocchione per facilitarne il montare. Il Bergiero Hist. des grands chem. des Rom. liv. 2. sect. 31., e Pratilli Della via Appia, lib. 1. c. 7. pag. 38. hanno creduto, che si ponessero dei sassi sulle sponde delle antiche strade per salirvi: opinione, che non regge, come nota Winkelmann; sebbene non può negarsi, che taluno si servisse di que’ sassi, o margini, che ad altro effetto vi si ponevano. Chechè però sia di questo per il nostro proposito, io dico, che non era da riprendersi lo scultore, che avea fatte le staffe a quella statua equeiìre. Egli ha osservato il costume, come deve fare l’artista, e come vuole che faccia lo stesso Winkelmann in tanti luoghi della Storia. Se noi biasimiamo quegli artisti, che rappresentano gli antichi vestiti con armi, o abiti alla veneziana, o alla romana moderna, come lo stesso nostro Autore ha fatto pocanzi alla pag. 218., e prosegue a farlo qui nel periodo seguente; perchè pretenderemo, che gli uomini, o guerrieri de’ tempi nostri li facciano vestiti, o armati all’antica?

Ar-