Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/323

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resto degli abitanti, come sopra ho esposto. Fu ridotta allora a così misera condizione, che spogliata di cittadini pareva un deserto. Più non si parlava di pubblici spettacoli; e da che Vitige ruppe gli acquedotti, non furono più frequentati i bagni, e le pubbliche Terme, come narra Procopio1. Quindi avvenne che le fabbriche abbandonate rovinavano da ogni parte; e il Senato medesimo, che avrebbe potuto prenderne cura, era ridotto quasi a niente2. S. Gregorio il Grande, che si vuole accusare di averle distrutte capricciosamente, ce ne fa una descrizione patetica a segno, che ci dà la più chiara prova dell’amor suo verso la patria, e dell’estremo rammarico, ond’era penetrato il suo cuore nel vederla così afflitta, desolata, e rovinosa. Merita d’esser portato intiero un pezzo dell’Omilia decimaottava sopra Ezechiele3, che il s. Pontefice recitò colle lagrime agli occhi al suo popolo nell’anno 592., come osservano i Padri Maurini editori delle di lui opere4, e il Muratori5: Quid est jam, rogo, quod in hoc mundo libeat? Ubique luctus aspicimus, ubique gemina audimus. Destructa urbis, eversa sunt castra, depopulati agri, in solitudinem terra, redacta est. Nullus in agris incola, pene nullus in urbibus habitator remansit: & tamen ipse parva generis humani reliquia adhuc quotidie, & sine cessatione feriuntur, & finem non habent flagella cœlestis justitiæ, quia nec inter flagella correctae sunt actionis culpæ. Alios in captivitatem duci, alios detruncari, alios interfici videmus. Quid est ergo quod in hac vita libeat, fra-

Tom. III. Q q tres


  1. De bello goth. lib. 1. cap. 19.
  2. Così spiego il passo di s. Gregorio, che il Senato fosse ridotto quasi a niente, non che più non sussistesse, come potrebbe prendersi a prima vista; perchè ha bene osservato il signor conte Vendettini Del Senato Romano, lib. 1. cap. 2. n. 2. pag. 17., che in questo tempo, e dopo ancora vi era il Senato composto di più Senatori, come costa dagli scrittori contemporanei, e posteriori. Ma il signor conte mostra di non aver veduto questo luogo di s. Gregorio, che avrebbe meritata spiegazione.
  3. lib. 2. hom. 6. num. 22. seg. op. Tom. I. col. 1374. seg.
  4. Nella vita, lib. 2. cap. 7. Tom. IV. pag. 234.
  5. Ann. Tom. iiI.par. 2. pag. 360. anno 593.