Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/367

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s u l l e   R o v i n e   d i   R o m a. 349

mus anathematis Abbatem, & monachos quoscumque Columnam, & Ecclesiam locare, vel beneficio dare præsumpserit. Si quis ex hominibus Columnam per violentiam a nostro monastieri subtraxerit perpetuæ maledictioni sicuti sacrilegus, & raptor, & sacrarum rerum invasor subjaceat, & anathematis vinculo perpetuo teneatur. Fiat. Hoc actum est auctoritate episcoporum, & cardinalium, & multorum clericorum, atque laicorum, qui interfuerunt. Petrus Dei gratia humilis Abbas hujus sancti Coenobii cum fratribus suis, fecit, & confirmavit anno Domini MCXIIII. indictione XII. Si affittava probabilmente quella Colonna per il profitto, che poteasi ricavare da que’ pellegrini, o da altri, che avessero avuta la curiosità di salire per essa sino in cima, come si usa anche al presente: per la qual ragione, più che per amore della conservazione, e custodia dell’insigne monumento, è da crederli, che fin dal tempo degli imperatori Lucio Settimio Severo, e Decimo Clodio Albino sotto il consolato di Falcone, e di Claro, che fu l’anno 193., pochi anni dopo l’erezione della Colonna, Adrasto liberto di quegl’imperatori avesse la premura di farvisi coll’autorità sovrana a proprie spese una casetta in poca distanza, col pretesto di custodirla. Abbiamo memoria di questo fatto in due iscrizioni in marmo, che per sua sicurezza avea fatte incidere lo stesso Adrasto, e collocare in quella sua abitazione, nelle di cui ruine furono trovate scavandovisi l’anno 1777., ed ora si conservano nel Museo Pio-Clementino al Vaticano. Non farà tanto fuor di proposito il riportarle qui amendue per la loro importanza di confermarci, che la Colonna s’appartenga veramente a Marco Aurelio, che vi è nominato, non ad Antonino Pio; e di darci notizia di un nome, con cui allora si chiamava, non ricordato da verun altro scrittore, vale a dire, di Colonna Centenaria:


EXEM-