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| 350 | D i s s e r t a z i o n e |
EXEMPLARIA. LITTE |
AELIVS. ACHILLES. C. L. PERPETV |
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- ↑ Queste iscrizioni, che meriterebbero un luogo distinto tra le formole del Brissonio, sarebbero anche degne di una dissertazione alquanto lunga, che io mi desidero opportunità di pubblicare altrove. Quì farò soltanto alcune riflessioni più necessarie sul nome di Centenaria dato alla Colonna, e sulle date delle lapidi. L’aggiunto di centenario si dava a qualunque cosa, che avesse o in peso, o in numero, o in misura, la proporzione, o la quantità del numero cento, o vi si accostasse. Così vediamo presso Tertulliano Advers. Gent. cap. 6. nominate le cene centenarie dai cento sesterzj, che per la legge Fannia vi si poteano spendere: Video & centenarias cœnas, a centenis sestertiis dicendas; e De pallio, cap. 5. piatti di cento libbre detti centenarj: Lances centenarii ponderis Sulla molitur. S. Isidoro Orig. lib. 16. cap. 24. scrive, che v’era un peso di cento libbre, che si chiamava centenario. S. Gregorio il Grande Epist. lib. 9. epist. 124. parla di spese centenarie, e di sei centinaja; e nella iscrizione citata quì avanti pag. 249. col. 2. Sesto Vario Marcello si dice procuratore centenario, ducentenario, trecentenario, per l’annuo stipendio, che aveva da diverse cariche, di 100. ovvero 100000. sesterzj, ec. Crede il Mazochi In reg. Herculan. Mus. æn. Tab. par. 2. pag. 271., che il numero cento fosse quasi un numero religioso, che si desse a molte cose non tanto per il numero, quanto per il nome; e che si desse ai tempj, altari, ed altri edifizj, detti ecatompedi per quella ragione, non precisamente perchè avessero quella misura di cento piedi. Il Cri-