Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/454

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436 S p i e g a z i o n e

sione fuor di luogo, e di tempo, se non fosse stato per un vero capriccio, come quello di Trimalcione, che volle essere rappresentato nel fuo sepolcro sedente sul tribunale, vestito colla pretesta, e in atto di spargere denaro al popolo da un sacchetto1; e non necessario per indicare la dignità di duumviro, nota abbastanza dalla iscrizione; la sedia dico, il cuscino sopra, e il suppedaneo, pare che indichino persona distinta; e così la toga, che non conviene ad un artista, in atto d’esercitare l’arte sua, al quale molto meno conveniva l’abito senatorio, per tale spiegato da Winkelmann. E poi che correlazione avrebbe avuto il sagrifizio col resto? Sarà dunque più probabile, che siasi avuto in mira di farvi rappresentare altra cosa. Opina il signor ab. Marini, che possa dirsi, che Alcamene pianga il figliuolo estinto, e se ne formi quasi un idolo domestico, per ciò che leggesi nel libro della Sapienza2 averlo fatto un padre, creduto così autore dell’idolatria; e per una iscrizione della villa Albani dello stesso argomento. Anche Plinio il giovane narra3 di un certo Regolo, il quale avea fatto effigiare il suo figlio morto in oro, argento, bronzo, cera, avorio, e in marmo. Ma nel nostro monumento non pare si veda cosa indicante lutto, o cosa funebre; siccome al lutto non sarebber convenute quelle vesti4, il supposto tribunale, e nè anche la sedia di lusso, che in tali occasioni soleano lasciarsi, e sedere in più bassi, e vili arnesi per segno di mitezza5. Vuolsi riflettere eziandio, che secondo la legge di Numa riferita da Plutarco nella di lui vita6, in Roma, e s’intende anche nello Stato, non potea farsi funerale, e portar segno di lutto per li figli minori di tre anni: legge, che Plutarco dice anche praticata in Grecia da tempo antico7: In acceptis a majoribus per manus moribus, atque legibus magis elucet quia in his rebus sit verum. Suis enim infantibus mortuis neque inferias libant, neque aliud quicquam faciunt eorum, quæ fieri mortuis apud alios solent: neque enim terra,


aut


  1. Petronio Satyr. pag. 272.
  2. cap. 14. vers. 15.
  3. Epist. lib. 4. epist. 7.
  4. Vedi il Noris loc. cit. diss. 3. cap. 1.
  5. Vedi il Kirchmanno De funer. Roman. lib. 4, cap, 11. pag, 550., Chimentello Marmor Pisan. de hon. bisellii, cap. 22. in Thes. Antiq. Rom. Grævii, Tom. VII. col. 2099. seg. edit. ven. 1735.
  6. pag. 67. E. oper. Tom. I.
  7. Consol. ad uxor. in fine, op.Tom. iI. pag. 612,