Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/642

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spiegate parimente dall’eruditissimo, e pregiatissimo vostro, e mio amico sig. ab. Marini nelle sue Iscrizioni antiche della villa, e dei palazzi Albani; la di cui dotta spiegazione non citai, come desideravo, perchè l’opera non era ancora nè pubblicata, nè stampata, come potete informarvi dal medesimo. Arqui fu pubblicata nell’estate dell’anno 1785., come voi riferite per provare dal citarla, che io faccio alla pagina 431. 435., che queste pagine le stampai dopo il mese di Agosto, in cui cominciaste voi a scrivere contro il P. Paoli. Dunque lo scritto, e stampato da me alla pagina 132. e 241. fu scritto, e stampato molto prima: e siccome il tomo fu cominciato a stampare nell’anno 1784.; così misi sul frontespizio la data di quell’anno, come avevo fatto nei due tomi antecedenti, che furono cominciati a stampare, e a pubblicare dal frontespizio nel 1783., come fanno tanti altri amori in Roma, e fuori.

Vedete, sig. Cavaliere, a quante cose dovevate far attenzione prima di spacciare con tanta sicurezza alla pagina LXVIII.: Essendo ormai al compimento di quest’opera; e CERTAMENTE dopo che noi sin dall’Agosto dell’anno scorso rivendicammo I PRIMI all’ordine Dorico le fabbriche Pestane; dopo aver veduto la lettera, a noi scritta di Pesto stesso nel 22. Settembre 1785. dal sig. Antolini, che già riferimmo, e in cui ci accertava dell’esistenza dei triglifi in quei tempj; dopo esserne stato contemporaneamente con noi sincerato nell'Agsoto passaato dal sig. Barbier, che aveva misurati i detti tempj di Pesto; MUTO’ finalmente d’opinione, e RESTO’ CONVINTO, che questi sono d’ordine Dorico. Prese pertanto nelle Spiegazioni dei rami, che sono in fondo a quello tomo, a disdirsi, confutando l’opinione del P. Paoli con nuove ragioni: e di nuovo alla pagina CXLI.: Chiude quindi l'opera colle sue spiegazioni dei rami, nelle quali, come già avvertimmo, si disdice di quanto sul principio del tomo aveva avanzato in favore del P. Paoli sulle rovine di Pesto, restituendole finalmente, mosso dalle ragioni di noi, che ne quistionammo i primi, all’ordine Dorico, e togliendole agli Etruschi.

Qualora vi degniate di accordarmi, che troppo avete precipitato nelle vostre pretensioni; sarà pure facilissimo, che vi persuadiate esser falso, che mi abbia confermato maggiormente in tale opinione (di credere etrusche le fabbriche di Pesto) la lettera del P. Paoli sull’origine dell’Architettura da me riportata nel terzo tomo. Fu riportata da me questa lettera, ma dopo la pagina 122., e prima della 241., nelle quali avevo sostenuto il contrario. Dunque non poteva confermarmi in quella opinione. Ripensarete, che almeno avete equivocato allorchè pure scriveste di me: Nuovo, com’egli era nelle Belle Arti, si era lasciato sedurre dall’opera maestosa del P. Paoli sopra le rovine di Pesto, credendole di ordine etrusco, e sostenendole per tali ancora in voce, quando insieme con altri Architetti abbiamo seco lui avuta qualche questione di ciò . Dì ciò, volevate forse dire, se alla fabbrica maggiore di Pesto vi fossero i triglifi, o no. Di ciò ho discorso con voi, e con altri, non che fossero d’ordine dorico; credendo che meritasse fede il P. Paoli, il quale con tutta l’asseveranza diceva nella sua opera, che i triglifi non vi erano, ne vi furon mai: per la qual cosa la fabbrica poteva comparire di ordine diverso dal dorico. Quando poi venni certificato dal sig.