Pagina:Storia di Milano I.djvu/167

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però Ildebrando non venisse ad eseguire l’impresa, egli interamente la diresse, come ce ne fanno fede le lettere di san Pier Damiano a lui indirizzate su di questa negoziazione. Non si potevano trascegliere due legati più opportuni per ottenere l’intento. Il primo cospicuo nostro cittadino, appoggiato a’ parenti ed a clientele; l’altro, eloquente, dotto e d’una pietà celebratissitna. Non perciò fu la cosa senza qualche difficoltà, e questa la ritroviamo in una delle lettere scritte da san Pier Damiano al cardinale Ildebrando: Factione clericorum repente in populo murmur exoritur. Non debere ambrosianam ecclesiam romanis legibus subjacere, nullumque judicandi, vel disponendi jus romano pontifici in illa sede competere. Nimis indignum, inquiunt, ut quae sub progenitoribus nostris semper fuit libera, ad nostrae confusionis opprobrium nunc alteri, quod absit, Ecclesiae sit subjecta! Così scriveva il vescovo d’Ostia. Questa fazione naturalmente sarà nata, perchè il partito medesimo della plebe secondava le mire di Roma, sin tanto che queste la conducevano alla depressione dei nobili, ch’erano stati incauti a segno di opprimerla; ma un impegno nazionale poi la rendeva ritrosa nel secondarle, per assoggettare la Chiesa propria alla giurisdizione della romana. Il vescovo d’Ostia avendo cercato nelle funzioni solenni di precedere al nostro metropolitano, il popolo se ne sdegnò. Cominciarono a vedersi dei torbidi; quindi i legati cautamente temperarono la pompa, e si posero a sbrigare sollecitamente gli affari. Imposero varie penitenze ad alcuni, differirono a giudicare di altri in migliore occasione; furono