Pagina:Storia di Milano I.djvu/168

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mutate le antiche costumanze, introdotte leggi nuove, e col favore del partito furono costretti l’arcivescovo e gli ordinari di porvi il loro nome. Così di san Pier Damiano scrive il Calchi: Deinde fasto legationis inflatus voluit se in publicis actionibus archiepiscopo nostro praeferre: sed populus in propria dioecesi temerari ambrosianam dignitatem non laturus, frendere, ac tumulum circa facere coepit. Eo metu deterritus Ostiensis proposito destitit, et quae instabant negotia confecit: atque iis qui quid deliquerant, pro magnitudine delicti, varias ultor poenas irrogabat: alios, dilatione data, in aliud judicium reservabat. Denique, ut novus censor, et rerum nostrarum arbiter, veteres consuetudines mutat; novas leges inducit; litteris signisque suis adfirmat; iisdem ut subscriberent archiepiscopus et ordinarii Mediolani, incitata multitudine nî obsequerentur, effecit. Queste pene, delle quali fu dispensatore san Pier Damiano, furono date ai simoniaci; poichè, per un abuso assai antico, si gratificava dagli ordinandi il vescovo che li consacrava, e davano per essere suddiaconi duodecim nummos, diciotto per essere diaconi, e ventiquattro per il presbiterato: sul qual proposito così scrive il conte Giulini: A coloro che avevano pagato la solita tassa già stabilita ab antico, e che quasi non sapevano che ciò fosse peccato, furono dati cinque anni di penitenza, nel qual tempo dovevano due giorni ogni settimana digiunare in pane ed acqua, e tre giorni nelle settimane delle due quaresime, cioè quella avanti il Natale, e quella avanti Pasqua, ecc.. Questa