Pagina:Storia di Milano I.djvu/261

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et Vegentini! nemo erat, qui auderet lectum intrare. Quotidie enim dicebatur: Ecce Papienses burgos comburere. L’imperatore trovavasi verso Roma: i Cremonesi, i Bresciani, i Bergamaschi, i Mantovani e i Veronesi vennero a Milano; e il giorno 27 aprile dell’anno 1167 scortarono i Milanesi nella loro città, come leggiamo anche nella iscrizione posta allora sulla porta Romana, la quale attualmente si conserva, unitamente ai rozzi e preziosi bassi rilievi che indicano questo ritorno; la spiegazione de’ quali io non intraprenderò, sì per essere questo un oggetto più d’antiquario che da storico, come anche per non ripetere quanto si può vedere nella diligente e laboriosa opera del nostro conte Giulini, al quale non saprei che aggiungere. Queste sculture ci mostrano che l’antesignano di questa impresa fu appunto un frate, che precede i militi e porta il vessillo: nè si può dubitarne, poichè vi è scolpito sotto: Frater Jacobo; il che avvalora sempre più l’opinione che de’ frati siasi servito il papa Alessandro per questa impresa, condotta così felicemente a fine, che venti giorni appena trascorsero dal congresso all’esecuzione.

Per ricondurre i Milanesi nella loro patria, rialzare le loro fortificazioni, rendere abitabili le loro case e sicura la loro città, vi voleva l’aiuto dei collegati; e si colse il tempo in cui l’imperatore stavasene colla sua armata nella Romagna per discacciarne il papa Alessandro III. La novella inaspettata del risorgimento di Milano fece che l’imperatore abbandonasse il papa e si rivolgesse alla Lombardia. Ognuno vede che il beneficio che il sommo pontefice