Pagina:Storia di Milano I.djvu/337

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Napo della Torre non pose veruna marca alla moneta che allora si batteva nella zecca di Milano, nè alcuno di sua famniglia ve la pose. L’impero si considerava vacante, e le monete nostre, sì d’oro che d’argento, avevano da una parte sant’Ambrogio, e dal rovescio o i santi Gervaso e Protaso, ovvero una croce, col nome Mediolanum, senz’altro nome di principe o stemma alcuno. Nella mia raccolta ne ho d’oro, d’argento e di lega. La pulizia e l’ordine cominciarono a comparire nella città. Ma per far questo, e molto più per sostenere le frequenti guerre co’ vicini, e assoggettarli alla dominazione de’ Torriani, non meno che per dare alla plebe le feste, i conviti ed i giuochi frequenti, era necessario l’accrescere i tributi o l’imporne di nuovi. Si è già veduto nel capitolo precedente, come, al tempo di Martino della Torre, venisse formato il catastro dei fondi stabili, e sopra di esso ripartito il carico. L’anno 1271 s’imposero dieci soldi e cinque denari per ogni cento lire del valore de’ fondi, e l’anno 1275 s’imposero due lire di terzioli sopra di ogni centinaio di lire d’estimo. La più antica memoria che abbiamo della gabella del sale ascende all’anno 1272.

I due carichi prediali imposti nel 1271 e 1275 sembrano assai gravosi a primo aspetto, ora che il valore capitale delle terre si calcola comunemente moltiplicando trentatrè volte la rendita annuale. Un campo che produca tre scudi all’anno al padrone, si calcola valere cento scudi; e cento scudi dati a mutuo oggidì rendono il frutto di scudi tre, o tre e mezzo all’incirca. Allora il mutuo fruttava usure assai maggiori. Troviamo che verso