Pagina:Storia di Milano I.djvu/338

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il fine del secolo duodecimo venne da noi fatta una legge, ordinando che fra privati non si potesse esigere il frutto de’ prestiti più di tre soldi per lira, che corrispondono al quindici per cento. E poichè tai frutti produceva il denaro al limite moderato dalla legge, forza era che il valore dei campi proporzionatamente diminuisse; non potendosi sperare che alcuno comprasse per cento lire un fondo, se da esso non potesse ricavarne ogni anno quindici lire. Con tal principio l’imposizione del 1271 di soldi dieci e denari cinque per ogni centinaio di valore de’ fondi, era assai tenue, cioè circa la trentesima parte dell’annuo ricavo; e sebbene assai più importante fosse quella del 1275, cioè di lire due per ogni cento lire di valor capitale, ella pure si riduceva alla settima parte dell’entrata. Su queste imposizioni veggasi il nostro conte Giulini.

Queste imposizioni sopra le terre cadevano a danno de’ nobili; e così Napo della Torre da’ suoi rivali e nemici cavava i mezzi per sempre più indebolirli e rinfiancare il suo partito. (1273) Un seguito di prosperi eventi aveva innalzato Napo della Torre, il quale, anche per appoggiare sempre più la signoria, appena che fu terminata l’anarchia dell’Impero coll’elezione di Rodolfo conte di Habsburg, seguìta l’anno 1273, ottenne da quell’augusto la nuova dignità di vicario imperiale in Milano; dignità la quale costituiva Napo luogotenente dell’imperatore, e davagli tutto l’esercizio della suprema autorità che nella pace di Costanza era stata accordata ai cesari. Questo titolo di vicario imperiale servì poi d’introduzione alla signoria de’ Visconti, come vedremo.