Pagina:Storia di Milano I.djvu/367

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persino la buona riputazione. Costretto Guglielmo a nominare una somma, proferì cinquantamila fiorini d’oro. Il consiglio approvò questo donativo. Matteo Visconti non voleva tralasciare occasione di farsi merito; quindi, dopo di avere anch’egli assentito al donativo proposto, quest’è, disse, per l’imperatore; ma lasceremo noi di offrire qualche segno d’omaggio alla incomparabile imperatrice? Presentiamo alla bellissima principessa dieci altri mila fiorini d’oro. Così propose Matteo; e, sebbene tacessero i consiglieri tutti, il notaio andava scrivendo anche questo secondo regalo; Guido della Torre, impetuosissimo uomo e incapace di piegarsi ai tempi, non si potè contenere; o fosse sdegno contro di Enrico, o fosse insofferenza vedendo un antico rivale diventato l’arbitro del consiglio, qualificò altamente Matteo per un cattivo cittadino, che con una comodissima liberalità donava l’altrui; s’alzò borbottando e dicendo con ironia: e perchè non piuttosto il numero compito di centomila fiorini? Il notaio puntualmente scrisse centomila fiorini d’oro, e si dovettero pagare, malgrado i maneggi fatti poscia inutilmente per diminuire tal somma.

Mi sia permessa una breve digressione. Se la somma di centomila fiorini d’oro era allora tanto grave a pagarsi, quantunque ripartita su tutta la città, come adunque una somma di tal valore poteva minacciarsi a un privato, il che pocanzi si è veduto nella pace ordinata fra i Visconti e i Torriani? La storia ci presenta frequenti occasioni di dubitare, anche sopra de’ più autentici documenti, perchè i costumi, co’ secoli, si sono cambiati; e se oggidì sarebbe ridicola una legge che imponesse la pena d’un milione di scudi al delinquente,