Pagina:Storia di Milano I.djvu/554

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di Martino V, giacchè sotto di un principe colto non si sarebbero posti i versi seguenti:

Cerne, viator, ave, hic stat imago simillima papae

Qui bonus Ecclesiam Martinus in ordine quintus

Pastor alit tibi, Roma etc...

Carminis est Bripius Joseph, ordinarius, auctor,

Doctor canonici juris, sacraeque magister

Teologiae etc.

come più diffusamente può vedersi nel Duomo, ove in segno d’onore venne collocata sopra la barbara iscrizione la non meno barbara statua, di cui si legge:

... Ast hic praestantis imaginis auctor

De Tradate fuit Jacobinus, in arte profundus,

Nec Prasitele minor, sed major farier auxim.

Non posso perdonare a taluno de’ nostri autori storici, l’aver voluto paragonare ad Augusto il meschinissimo Filippo Maria, e farlo un protettore delle lettere e dei letterati. Egli era, convien dirlo, un principe da nulla. È vero che alcune epoche del regno di questo duca hanno un aspetto grandioso e brillante, nè sembrano volgari. Quando le truppe ducali sotto del Carmagnola fecero prigioniere il comandante istesso nemico, Lodovico Migliorati, fu questi condotto a Milano, indi accolto dal duca con magnifica generosità; e poi da lui rilasciato onorevolmente libero e colmo di regali. Più illustre riuscì il fatto seguente. Il duca aveva preso parte in favore de’ Francesi, che disputavano agli Spagnuoli il regno di Napoli. Ei fece uscire dal porto di Genova una flotta in aiuto dei Francesi, o, come allora dicevasi, degli Angioini contro degli Aragonesi. La flotta genovese fece sì bene, che prese i due re di Navarra e di Aragona; e con essi rientrò nel porto di Genova; togliendo i competitori alla casa d’Angiò. Il duca