Pagina:Storia di Milano I.djvu/97

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capo terzo 73

Da questi fatti bastantemente si conosce che l’arcivescovo di Milano era già diventato un personaggio di somma considerazione fra i principi del regno d’Italia; che le mura di Milano erano forti e tali da potervisi confidare; che Pavia non era distrutta a segno che non vi si abitasse tuttavia e non fosse capace di una difesa. Il parco poi dell’arcivescovo chiamato Brolio, in cui manteneva i cervi, era immediatamente fuori delle mura di que’ tempi, e si stendeva dalla chiesa di Santo Stefano a quella di San Nazaro, e questo diede l’aggiunta in Brolio alle due nominate chiese; nè questo è da confondersi coll’orto chiamato Broletto, che aveva l’arcivescovo al sito in cui vedesi oggidì la ducal corte.

Abbandonata che fu l’Italia dall’incauto Rodolfo, e ritiratosi nell’alta Borgogna nel 926, Ugone, conte di Vienna e re di Provenza, già invitato, come dissi, dagl’Italiani, sen venne: Venit Papiam, cunctisque conniventibus regnum suscepit1. Qui non sarà inutile l’osservare che sotto la denominazione di Alta Borgogna comprendevasi il paese degli Svizzeri, il Vallese, Ginevra e parte della Savoia; chiamavasi questa la Borgogna transjurana, ovvero l’alta Borgogna, e con ciò facilmente comprendesi la somma celerità colla quale Rodolfo si fece venire nell’Italia a danno di Berengario augusto, e la rapidità con cui, partitosene, ritornò con un’armata. Ugone per cinque anni regnò solo in Italia, ed ebbe moltissimi riguardi per la vedova marchesa d’Ivrea Ermengarda, sorella di lui per parte di madre; e molta attenzione fece all’arcivescovo Lamberto, a cui doveva il soglio d’Italia. Di questi cinque anni ne ri-

  1. Liutprand. lib. III, cap. 5.