Pagina:Straparola - Le piacevoli notti I.djvu/40

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Finita la danza, con tardi passi e con gli amorosi ragionamenti i giovani con le damigelle si ridussero in una camera, dove erano apparecchiati confetti e vini preziosi. E le donne e gli uomini, rallegratisi alquanto, al motteggiare si diedero; e finito il dilettevole motteggiare, presero licenza dalla generosa Signora, e tutti con sua buona grazia si partirono. Venuta la seguente sera, e tutti raunati all’onestissimo collegio, e fatti alcuni balli nella usata maniera, la signora fece cenno alla vaga Lauretta che desse al cantare e al favoleggiare principio. Ed ella senza più aspettare che detto le fusse, levatasi in piedi e fatta la debita riverenza alla Signora ed ai circostanti, ascese uno luogo alquanto rilevato, dove era la bella sedia di drappo di seta tutta guarnita; e fattesi venire le quattro compagne elette, la seguente canzonetta con angeliche voci in laude della Signora tutte cinque in tal maniera cantorono.

Gli atti, donna gentil, modesti e grati,
     Con l’accoglienze vaghe e pellegrine,
     Salir vi fauno tra l’alme divine.
Vostro stato real ch’ogn’ altro avanza,
     Per cui divengo dolcemente meno,
     E l’ornamento d’ogni laude pieno,
     Pascendomi di vostra alma sembianza,
     Tengon miei spirti in voi tanto avezzati,
     Che, se voglio d’altrui formar parola,
     Dir mi convien di voi nel mondo sola.


Da poi che le cinque damigelle tacendo dimostrarono la sua canzone esser venuta al glorioso fine, sonorono gli stromenti; e la vezzosa Lauretta, a cui il primo luogo di questa notte per sorte toccava, senza aspettare altro comandamento dalla Signora, diede principio alla sua favola così dicendo.