Pagina:Straparola - Le piacevoli notti II.djvu/131

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trettanta acqua, sì che d’una botte di vino ne fece due. Il che fatto, levò le ancore; e veleggiando con buono e prosperevole vento, giunse nel porto di Fiandra. E perchè ivi era gran penuria di vino, gli abitatori comprorono il detto vino a gran prezzo. Laonde il mercatante, empiuti duo gran sacchetti de scuti d’oro, e grandemente allegrandosi, di Fiandra si partì, ritornando verso la patria sua. Bernardo, poichè fu bonamente discosto da Fiandra, ritrovandosi in mezzo al mare, pose quei danari sopra una tavola, e cominciò a noverargli; i quai, contati, ripose ne’ due sacchetti, e strettamente legolli. Fatto questo, ecco ch’una simia, ch’era nella nave, si sciolse dalla catena, e saltò sopra; e tratti dalla tavola e duo sacchetti, rattamente ascese l’arboro della nave, e entrò nella gabbia, e cominciò trar fuori i dinari di sacchetti, non altrimenti che annoverargli volesse. Il mercatante, temendo di perseguirla, over di farla seguitare, acciò che adiratasi non gettasse gli scudi nel mare, stava di mala voglia tutto addolorato, e quasi era per rendere lo spirito; nè sapeva che consiglio prendere, o di andare a lei o di rimanersi. E stando in questo dubbioso pericolo, parvegli finalmente esser il meglio sottoporsi alla volontà dell’animale. Ma la simia, slegati li sacchetti e traendo fuori gli scudi e riponendogli dentro, poi che gli ebbe maneggiati un gran pezzo, ripostigli ne’ sacchetti e legatigli, uno sacchetto ne trasse nel mare e l’altro al mercatante su la nave, come significar volesse che quelli danari ch’erano stati gettati nel mare, s’erano acquistati per l’acqua posta nel vino, e gli altri dati al mercatante, erano quelli del vino: e così l’acqua ebbe il prezzo dell’acqua, e Bernardo del vino. Onde vedendo egli ciò esser intervenuto per volontà divina, si racquetò: pensando che le cose di malacquisto