Pagina:Strocchi - Elogi e discorsi accademici.djvu/115

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gloriosi sostegno e decoro delle arti lodevoli ebbero care ed onorate le opere di eccellenti greci scrittori fatte latine da eccellenti ingegni italiani; guiderdone a merito di fatica, che scarso lucro partorisce di sterile lode. Per tale avviso Principe generoso emalo della volontà del Fondatore della Fiorentina Accademia decretò, che opere di greci e di latini scrittori recate nel nobile illustre idioma italiano fossero tuttavia ricevute in numero di candidate alla vittoria di alloro non infecondo sentenziata da’suffragi di giudici eletti; ma sentenza di giudici contemporanei (qual che ne sia lo perchè) non sempre fu, non sempre sarà suggellata da più matura della giusta posterità. Se fu tempo di volgere il secolo a studio di lettere migliori, questo mi sembra veramente, nè so modo più buono che dall’una parte favore di Principi, dall’altra esempi vivi. I vivi esempi di Gasparo Gozzi, di Scipione Maffei, di Francesco Redi, di Eustachio Manfredi, di Francesco Zanotti, e di altri magnanimi pochi, meglio che l’aspro-sonante flagello di Giuseppe Baretti tennero vivo l’onore di nostre lettere, tennero desta una scintilla, aperta una via, per la quale altri valorosi entrando vinsero la pessima consuetudine, che signoreggiando la favella tenebrava la luce di nostra letteratura; e chi non l’ama chi non la onora non sa quanto ella spiri all’anima valore, quanto sia leggiadro vincolo di società, non sa che cosa sia affetto patir o quanta parte di gloria e di carattere nazionale sia in lei contenuta. Nembo peregrino fiede le coste e le cime del greco-latino-italiano Parnaso; minaccia di abbattere trofeo, che fu con lungo studio e con felice ardimento piantato a nostra età. I belli di-