Pagina:Studi intorno alla storia della Lombardia negli ultimi trent'anni.djvu/166

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154 PARTE SECONDA

rebbe risguardata come una scappata da scuolari; e fidenti nella promessa, quei giovani erano venuti di nuovo a sedersi sui banchi dell’Università. Il marchese Pallavicini e Gaetano Castillia, reduci anch’essi, nè mai stati molestati, credevano che il passo fatto da loro fosse ignorato o scusato. Ognuno era dunque scevro di apprensioni quando l’istituzione di quella giunta estraordinaria e i nomi dei membri di quella, quasi tutti Tirolesi, vennero ad insospettire la contrada. Erano però i sospetti mitigati dal considerare che nove mesi eran trascorsi da che il principe di Carignano era stato a Milano, vale a dire da che l’Austria era stata ragguagliata delle trame dei liberali milanesi; dietro del che stentavasi a credere che ella avesse intenzione di processarli da senno, giacchè altrimenti non avrebbe lasciato ai sospetti un larghissimo tempo per togliere di mezzo tutti gli obbietti che potevano servire a redarguirli. Conghietturavasi altresì, e non a torto (o ch’io credo), volesse l’Austria con queste dimostrazioni avvalorare unicamente una qualche segreta negoziazione. Può darsi invero che tale e non altra fosse l’intenzione dell’Austria, e allora convien dire, da un funesto concorso di fortuite circostanze essere stati addotti i tristi casi del 1821 e degli anni seguenti. Il primo mandato di cattura spiccato dalla giunta estraordinaria trasse nelle carceri Gaetano Castillia, quel desso ch’era ito in Piemonte col marchese Pallavicini. Uno de’ suoi fratelli, Giovanni Castillia, era testè giunto d’Inghilterra, ove avea fatto incidere sopra un suggello le sue iniziali G. C. e quest’impresa, tratta dall’Alfieri: Leggi e non re, l’Italia c’è. Conoscendo egli l’indole aombrosa della Po-