Pagina:Su la pena dei dissipatori.djvu/14

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

varietà 291


Qui la caccia selvaggia vive tutt’ora. Prima di tutto nel Trentino. «A Pinzolo, nel Trentino, si narra che gli strozzini dei poveri, morti che sieno, si vedono nelle notti fosche a galoppare per prati su un bruno cavallo, inseguiti continuamente da una fiamma sinistra che li scotta tutti».1.

Poi in altri luoghi delle Alpi: «Quando i montanari, raccolti nell’inverno,[...] odono i sibili spaventosi del vento, essi pensano [...] che molti spiriti si siano uniti insieme, e vadano correndo pazzamente su le creste, nei boschi, su l’orlo dei precipizî o sui ghiacciai, facendo un chiasso assordante. In quelle ore [...] essi dicono che passano i cacciatori selvaggi. Qualche volta si ricorda ancora a quel proposito un famoso guerriero, che ebbe passione per la caccia, o alcune delle divinità, nelle quali credettero gli Alpigiani dei secoli passati, e che si trovano pure [...] travolte nella corsa vertiginosa dei cacciatori selvaggi». Vi sono anche «cani, cavalli e cignali, che corrono anch’essi senza posa [...] Parecchie leggende vogliono ch’essi vadano girando pazzamente intorno a certe montagne dall’aspetto triste e pauroso. Ma questo non basta ancora, forse in memoria di antiche feste, che si celebravano nelle montagne, si usava pure in alcuni villaggi alpini d’imitarli, attenendosi ai racconti, che descrivevano le loro strane figure»2.

Nel Bellunese3 la cazza salvarega ferve ancor oggi su le alte cime della Serva. La compongono anime di condannati «in unione agli altri cacciatori che non rispettarono in vita il giorno di festa. Per loro tormento furono destinati a girare continuamente di monte in monte, di valle in valle, seguiti da una compagnia di cani neri che rabbiosamente abbaiano alla luna». Ecco un breve racconto popolare di questa apparizione.

«Ero in Serva a undes ore de not con un bel ciar de luna. Stava su in pè, guardando ne la val. In un fià me capita intorno oto diese cani neri, impegadi, e l’omo del corno che sonèa co fà an cazzador. I saltèa, i sbareghèa: Vèlo, vèlo, ciapelo, burelo vù! Ora c’era tuti qua, pede mi, ora ne la val granda, de là.


  1. N. BOLOGNINI, Usi e costumi del Trentino, Rovereto, 1888, pp. 72-73. Lo cito solo perchè in questa versione si parla di peccatori per tal modo puniti.
  2. M. SAVJ-LOPEZ, Fra Neve e Fiori, Torino, Paravia, 1888.
  3. A. NARDO CIBELE, Zoologia popolare veneta, Palermo, 1887.