Pagina:Sulla Ferrovia Perugina.djvu/10

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208 SULLA FERROVIA

Quanto al modo d’emendare il tracciamento, io non dubito che convenga mirar direttamente alla vostra e a tutte le altre città vicine. Cortona, Perugia, Assisi, Spello, Fuligno stanno già tutte lungo un asse rettilineo, o lievemente spezzato. Giacchè la ferrovia d’Ancona a Roma tocca già Fuligno, Trevi, Spoleto, Terni e Narni, tutte quasi le città umbre si troverebbero raccolte in famiglia, con inapprezzabile vantaggio materiale e morale; sarebbero posti in commune tutti li affari, i diporti, i voti publici; sarebbe adunato quanto avete di ricchezze, d’industria, d’intelligenza. Giustamente fate conto anche sui visitatori che dall’Italia e da tutto il mondo civile verranno a contemplare i tesori della vostra pittura soavemente sublime; e avreste potuto aggiungere anche li edificii nei quali primamente si svolse quell’architettura bramantesca che venne ad abbellire le nostre città transpadane. Giustamente fate conto anche sulle memorie del Trasimeno, sui monumenti delle origini italiche, sulle tradizioni proprie dei vostri studii. Ma tutto ciò fa sempre più manifesta la convenienza di concatenare quanto più direttamente si possa tutte le vostre città.

Sulla mappa alquanto negletta che correda il vostro libro, non è facile tentar calcoli; altrimenti oserei proporvi di movere da Cortona, tenendovi quanto più alto si potesse sulla spina dei colli fino a raggiunger Perugia da settentrione; e viceversa nel partire, vi consiglierei di rivolgervi ad Assisi, anche per diminuire in parte la discesa, passando il Tevere alquanto sopra Ponte S. Giovanni.


Insomma, deliberatevi a fare uno studio compiuto del vostro terreno, dei vostri bisogni, dei vantaggi ed anche dei piaceri vostri, in quanto non turbino il supremo intento di congiungere nel modo più spedito all’Italia tutte le vostre città. Ma prendete una forte iniziativa; fate valere le ricchezze che avete, poichè si tratta d’accrescerle.

Ciò facendo, avrete dato, come già in altre cose, utile e generoso esempio agli altri popoli italiani. Convien che da popolo a popolo si tenda la catena dell’esempio, che si susciti quel vitale fermento senza cui l’Italia ben presto sarebbe di nuovo una grotta di dormenti.

Io vi rendo grazie d’avermi porto l’occasione d’associarmi ai giusti voti d’una città che a ragione stimo e amo.

A voi,

Onorevoli Signori,

Devotissimo      
Dott. Carlo Cattaneo

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