Pagina:Sulla formazione terziaria nella zona solfifera della Sicilia.djvu/48

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SULLA FORMAZIONE TERZIARIA NELLA ZONA SOLFIFERA DELLA SICILIA

Raddusa. Sotto di essa è invece la proiezione delle sezioni orizzontali delle calotte sferiche di questa località.

Esaminando la figura 3ª si vede che i cristalli di gesso presentano le loro punte al muro dello strato e l’apertura del ferro di lancia al tetto dello strato medesimo.

Le lineette a a (fig. 2ª) sono visibili solo perchè i cristalli non si laminarono perfettamente e le lamine si ruppero secondo le facce laterali del prisma.

Nella proiezione orizzontale tutte le punte dei cristalli accoppiati, ossia tutte le punte a ferro di lancia, si rivolgono verso il centro del circolo originato dalla sezione delle calotte sferiche. Se gli strati fossero capovolti, le punte suddette dei cristalli sarebbero invece dirette verso la periferia dei circoli. Si può quindi riconoscere anche dalla posizione orizzontale delle sezioni suddette se lo strato è o no capovolto, abbenchè sia difficile il determinare la sua direzione e la sua inclinazione con una sufficiente approssimazione, a meno che i gessi cristallini non siano intercalati coi ballatini.

In alcuni casi la determinazione del muro o del tetto di uno strato di gesso si può fare dall’esame degli angoli dei cristalli.

L’angolo B (fig. 2ª) che rappresenta la punta del ferro di lancia è il doppio dell’angolo D. Le punte dei cristalli di gesso dalla parte del tetto sono quindi molto più acute che dalla parte del muro, ed uno dei suoi lati è inoltre normale al tetto medesimo. L’osservazione di queste punte è tuttavia molto delicata e difficile, e siccome quasi sempre si possono esaminare i cristalli secondo una sezione o verticale o trasversale dei banchi, conviene sotto ogni riguardo ricorrere all’osservazione di queste sezioni per determinare la base primitiva dello strato.

Come prova irrefragabile della legge che seguitano i cristalli di gesso nella loro struttura e nella loro direzione, basta esaminare i depositi di solfato di calce aderenti alle pareti delle fessure, nelle quali penetrano ed evaporano lentamente acque che lo contengono in soluzione. Questi depositi sono costituiti da cristalli, i quali prendono la forma del ferro di lancia e presentano sempre netta e distinta l’apertura di questo ferro verso l’interno della fessura, mentre la loro punta è sempre aderente alle pareti della fessura medesima, dimodochè i cristalli si guardano mostrandosi reciprocamente non la punta ma l’apertura della lancia.

Chi non ha studiato geologicamente ed intimamente alcuni giacimenti di zolfo della Sicilia, difficilmente si immagina quante difficoltà si incontrino qualche volta nel determinare la configurazione e la struttura del terreno solfifero, nè può credere quanto importante sia nell’industria in alcuni casi l’esame dei cristalli di carbonato di calce, di solfato di stronziana e di gesso. Eppure in alcuni casi senza l’esame di questi cristalli è impossibile il determinare quale sia il muro e quale il tetto del minerale.

Già ho osservato che le rocce che accompagnano da vicino il minerale, i gessi cristallini, i tufi, il calcare, possono presentare nella loro serie, nel loro ordine di successione cronologico, quasi tutte le disposizioni possibili. Dal loro ordine di successione non si può quindi avere una norma per determinare quali siano gli strati deposti prima e quali gli strati deposti posteriormente, e, se mancano i trubi ed i tripoli che costituiscono i termini estremi del miocene superiore ed il terreno è molto sconvolto, non