Pagina:Sulla formazione terziaria nella zona solfifera della Sicilia.djvu/49

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44 S. MOTTURA

si ha più alcuna guida per risolvere questo quesito. Egli è vero che non tutte le parti di un giacimento sono sempre sconvolte, raddrizzate a segno tale da non potere subito riconoscere facilmente in alcuni punti del gruppo quali siano gli strati più e quali meno antichi, e che, determinato in questi punti l’ordine col quale si succedono i gessi, il calcare privo di zolfo e lo zolfo, si possiede spesso una norma per potere stabilire quale sia la base degli strati nei punti dello stesso giacimento in cui essi sono molto tormentati. Ma gli strati variano non di rado di spessore e spariscono da un punto all’altro di un gruppo, nè mancano i casi in cui il loro ordine di successione al principio del giacimento ed alla fine sono diametralmente opposti, come per esempio a Sommatino. L’esame invece dei cristalli serve a risolvere la questione nelle singole parti di un giacimento, serve a determinare il muro ed il tetto degli strati, e quindi la configurazione e la struttura del terreno nella località stessa in cui si fa l’esame.

Potrei citare varie circostanze in cui l’esame dei cristalli mi giovò notevolmente per determinare l’andamento del minerale. Citerò tuttavia due casi molto interessanti.

La solfara di Fioristella, rinomatissima nell’isola, consta di una serie di solfare indipendenti le une dalle altre. Fra queste le più importanti sono Pilieri e Pecoraro.

La fig. 6ª rappresenta la solfara Pecoraro.

AA’ sono le marne del miocene inferiore. In M ha sede in queste marne una maccaluba, la quale senza essere molto importante è tuttavia in attività incessante.

CC’ è il calcare inferiore allo zolfo. In C esso ha un’inclinazione di 20° a 25° gradi. In D lo strato probabilmente è rotto e poi diventa verticale ed indi capovolto, ed in C’ ha un’inclinazione solamente di 25° a 30° gradi. E è uno strato di tufo nero; esso si è poi incontrato anche in E’.

a, b, c, sono gli strati di minerale.

a, ha uno spessore di 8m a 10m.
b, uno spessore di 6m a 8m.
c, uno spessore di 2m a 3m.

Lo strato superiore c nella sua parte più elevata diventa povero o privo di zolfo e costituisce un calcare detto calcare perciuliato o calcare puleggiaro. Il calcare puleggiaro o bucherellato s’incontra altresì in c’ ma è ivi assolutamente privo di zolfo. Sopra il calcare perdurato nell’interno della solfara si trova l’arenazzolo, e l’arenazzolo si trova altresì in g’ sotto il calcare. La parte centrale q è costituita da tufo palombino e trubi a foraminiferi contenenti ossido di ferro proveniente dall’ossidazione delle piriti, e piriti non ancora ossidate.

La serie con cui queste rocce si succedono secondo la sezione indicata, dimostra ad evidenza che la parte g’ c’ E’ C’ dell’arenazzolo, del calcare perciuliato, del tufo e del calcare superiore, è capovolta. Questa serie delle rocce è tuttavia all’esterno talmente mascherata, che è appena riconoscibile in qualche punto da chi già possiede il concetto della struttura dei giacimento. Le marne A infatti formarono anticamente una frana, la quale non si arrestò finchè i massi ed i pezzi di calcare provenienti dalle rovine dello strato C’, mescolati colle marne, furono in quantità sufficiente per arrestarne il corso. Il calcare C poi è appena visibile in alcuni punti sporgenti; in