Pagina:Sulla formazione terziaria nella zona solfifera della Sicilia.djvu/51

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46 S. MOTTURA


Il calcare perciuliato, come venne accennato, si può considerare come l’affioramento del calcare solfifero in un punto in cui è privo di zolfo, e spesso coll’approfondirsi dello strato diventa ricco e passa al minerale come il briscale. Le terre arabili rappresentate in E’ poi possono provenire da detriti del briscale. Un dubbio serio tuttavia sorgeva contro la presenza dello zolfo in corrispondenza di queste terre arabili dall’esistenza della maccaluba in M.

Gli strati del miocene superiore sono rovesciati non solo in faccia alla maccaluba nella solfara Pecoraro, ma anche nella limitrofa miniera Cali, ed a misura che diventano più distanti dalla maccaluba diminuisce il loro rovesciamento o F angolo della loro rotazione. Essi diventano quindi verticali e poscia riprendono il loro ordine naturale di sovrapposizione.

Questo fatto dimostra che la maccaluba in M fu un centro di sollevamento, fu la sede di grandiosi fenomeni eruttivi. Queste eruzioni delle maccalube sono accompagnate spesso da fango il quale si depone in loro vicinanza. Ora la parte rovesciata del giacimento di Pecoraro, qualora fosse ritornata nella sua posizione primitiva verrebbe a posarsi sul terreno della maccaluba. Nella Memoria i tufi che sono intercalati col minerale sono stati considerati nella massima parte dei casi come il prodotto di eruzioni delle maccalube. Ammessa questa ipotesi doveva arguirsi come cosa probabile che lo strato E rappresentato all’esterno da terre arabili, fosse costituito da tufi o da marne nerastre provenienti da eruzioni come i partimenti. Tale appunto era il timore concepito su questo giacimento. Ciononostante non conveniva risparmiare la spesa di un tentativo per esplorare queste località: in caso che le terre arabili rappresentanti lo strato E fossero provenute dai detriti del briscale, il minerale inferiormente sarebbe stato ricco almeno come quello della solfara sottostante ed avrebbe rappresentato un capitale considerevolissimo.

Abbenchè si temesse d’incontrare tufo in luogo dello zolfo si fece adunque una piccolissima galleria orizzontale P Q per esplorare il terreno: essa camminò a principio nei trubi tutti sconvolti in modo da dimostrare che il giacimento era rovesciato; poi incontrò il tufo palombino, il quale non è che un trubo colorito alquanto da sostanze organiche; indi l’arenazzolo, poscia il calcare perciuliato ed arrivò infine allo strato E’, il quale disgraziatamente si trovò costituito da tufi della natura di quelli che sono eruttati dalle maccalube. Il calcare C’ fu l’ultima roccia incontrata dalla galleria. Se la spesa del tentativo quantunque piccola fu perduta, esso dimostrò tuttavia che il giacimento è veramente capovolto e che il tufo E’ è con probabilità immensa dovuto all’azione eruttiva della maccaluba, e che a fenomeni eruttivi analoghi sono dovuti i partimenti tra i diversi strati di minerale ed i tufi che spesso si trovano alla base del minerale suddetto.

Giova osservare che in quasi tutto il gruppo Grottacalda, Fioristella e Gallizzi, inferiormente al minerale esistono banchi più o meno potenti di gesso. Nel feudo Fioristella questi gessi mancano solo nella solfara Pecoraro e nella parte limitrofa della solfara Calì, nella quale si osserva pure il rovesciamento degli strati.

La disparizione lenta e graduale dei gessi nel giacimento coll’approssimarsi alla mac-