Pagina:Sulla formazione terziaria nella zona solfifera della Sicilia.djvu/53

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48 S. MOTTURA

i quali, siano gli strati capovolti, siano nel loro ordine di sovrapposizione, sempre osservano la legge che le loro punte sono nelle solate definite dirette verso il muro primitivo della formazione.

2° Che il minerale può non solo variare rapidamente di ricchezza e di potenza, ma sparire completamente là dove varia l’inclinazione del calcare dell’epoca solfifera.

3° Che le maccalube furono centri parziali di sollevamento dei terreni, e che in conseguenza questi punti dovevano essere soggetti da vicino alla causa che determina le dislocazioni degli strati terrestri, ossia alla causa vulcanica considerata in vasta scala; e che in conseguenza havvi una grande probabilità che i terreni, i quali furono sede delle maccalube, abbiano sentito vivamente l’azione del calore interno della terra che determinò in vasta scala la riduzione del solfato di calce in solfuro di calcio.

4° Che le maccalube furono sede sia delle eruzioni fangose che costituiscono i partimenti tra i diversi strati di minerale ed i banchi di tufo che sono generalmente al minerale sottostanti, sia delle emanazioni solfuree che diedero origine alla formazione del minerale.

La solfara Pilieri (fig. 7ª) serve a dimostrare che anche l’esame dei cristalli di solfato di stronziana può guidare a determinare la configurazione di una miniera.

E è uno strato di briscale. A questo succedono pezzi di calcare che possono figurare uno strato od un complesso di massi, come quelli che si trovarono nell’escavazione di un pozzo. Lo stesso dubbio sorge rispetto al briscale. Esaminando il briscale E, vi si trovano cristalli di solfato di stronziana i quali hanno le loro punte dirette verso l’entrata della galleria. Questo fatto serve ad arguire, che sia il briscale che il calcare sono i rappresentanti di uno strato solfifero e dello strato calcareo sottostante.

Più a valle in corrispondenza di questo briscale si aperse una piccola solfara, nella quale i cristalli di solfato di stronziana presentano la stessa direzione. Lo strato solfifero è diviso in due in questa piccola solfara e presenta tutti i caratteri che presenta lo strato C D nella grande miniera. Anche in questa solfara i cristalli di solfato di stronziana presentano le loro punte verso l’entrata della galleria. Il tetto o la parte superiore di tutti questi strati è quindi dalla parte del vallone: tra C ed E deve quindi essersi verificata una rottura; lo strato C deve essere troncato in D e la sua continuazione si trova da E discendendo. Tra E e D non si trova quindi più minerale. In questo tratto venne incominciato un pozzo bene eseguito con tutti i suoi accessori dall’ingegnere Scotti per l’estrazione del minerale e delle acque: questo pozzo non è ancora terminato. I lavori ulteriori serviranno a dimostrare se le previsioni concepite sulla struttura di questa solfara in seguito all’esame dei cristalli sono esatte.

Se queste previsioni si verificano, si può dire che il pozzo è ben collocato, poichè esso è ad una distanza dallo strato in coltivazione tale, che non può partecipare agli scoscendimenti ed ai movimenti che sono determinati dalle cadute che succedono nella lavorazione per pilastri e gallerie di uno strato potente e molto inclinato, e nello stesso tempo lo spazio da percorrere dallo strato al pozzo è così breve, che piccolissima è la spesa di trasporto e più che compensata dalla sua maggiore sicurezza, per esser al coperto dai movimenti che potrebbero determinarne la rottura. Misurando la distanza